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La storia segreta e incredibile di quando Cosa Nostra fermò un convoglio dell'esercito italiano in piena campagna siciliana, dando vita al confronto più surreale e pericoloso mai avvenuto tra le forze armate dello Stato e la mafia. Un episodio rimasto classificato per trent'anni che dimostra come a volte l'intelligenza possa vincere dove la forza bruta fallirebbe. 23 agosto 1993, ore 14:32, strada provinciale 121 tra Corleone e Prizzi. Il sergente Marco Benedetti ferma il suo convoglio militare davanti a tre tronchi d'albero che bloccano la carreggiata. Quello che doveva essere un normale trasferimento di equipaggiamento dalla base di Sigonella al comando di Palermo si trasforma nel più incredibile faccia a faccia della storia italiana: un confronto diretto tra dodici soldati dell'esercito e alcuni dei killer più spietati di Cosa Nostra. Il convoglio trasporta documenti classificati dell'operazione "Vespri Siciliani", la più grande retata antimafia della storia italiana con 347 arresti in una sola notte. Ma quello che i militari non sanno è che tra quei dossier ci sono i nomi di tutti gli informatori che hanno reso possibile l'operazione, informazioni che Cosa Nostra è disposta a tutto pur di ottenere. Leoluca Bagarella, luogotenente di Totò Riina che ha assunto il controllo operativo dopo l'arresto del capo, ha organizzato quella che sembra una trappola perfetta. Otto dei suoi migliori uomini, guidati dal temibile Michele Graviano, si sono travestiti da operai forestali per avvicinare il convoglio senza destare sospetti. Gaspare Spatuzza, il killer che ha piazzato la bomba di via D'Amelio, è appostato sulle colline con un fucile di precisione. Ma il sergente Benedetti non è un militare qualunque. Veterano di tre missioni in Libano, con dieci anni di esperienza nelle zone più calde del mondo, riconosce immediatamente i segni di un agguato. Quando i presunti operai forestali si avvicinano con troppa sicurezza e propongono di guidare il convoglio attraverso strade secondarie, capisce di trovarsi di fronte a professionisti della violenza. Il confronto degenera rapidamente in battaglia campale quando Franco Bonura commette l'errore fatale di portare la mano verso la pistola nascosta. I soldati rispondono al fuoco con la precisione di un'unità d'élite, mentre Spatuzza inizia a sparare dalle colline circondanti. In pochi minuti, la tranquilla campagna siciliana si trasforma in un teatro di guerra. Ma quello che nessuno sa è che Benedetti nasconde un segreto: non è solo un sergente dell'esercito, è un agente dei servizi segreti militari infiltrato per una missione ultra-segreta. Da anni studia Cosa Nostra dall'interno, conosce i volti, i nomi, i metodi dei boss più pericolosi di Sicilia. Quando la situazione precipita e il convoglio si ritrova completamente circondato, Benedetti prende la decisione più audace della sua carriera: negoziare direttamente con Cosa Nostra. Il faccia a faccia con Michele Graviano si trasforma in qualcosa di impensabile: un sergente dell'esercito italiano che tratta da pari a pari con uno dei criminali più ricercati del mondo. L'arrivo di Leoluca Bagarella in persona rende la situazione ancora più surreale. Per la prima volta nella storia, un boss di Cosa Nostra e un ufficiale dello Stato si incontrano al centro di una strada di campagna per cercare un accordo che eviti un massacro. La genialità di Benedetti sta nell'invenzione dell'"Operazione Sicilia Libera", una fantomatica operazione militare NATO che dovrebbe spazzare via Cosa Nostra l'anno successivo. Sfruttando la paranoia della mafia verso interventi militari massicci, convince Bagarella che ha informazioni vitali da scambiare con la vita dei suoi uomini. Ma il colpo di genio finale è la consegna di diciassette scatole di documenti completamente falsi, preparati dai servizi segreti proprio per un'eventualità del genere. Mentre Cosa Nostra crede di aver ottenuto i segreti dell'operazione "Vespri Siciliani", in realtà riceve un'abile operazione di disinformazione che li terrà occupati per mesi inseguendo piste inesistenti. L'accordo tacito stabilito quel pomeriggio ha conseguenze durature: da quel momento, Cosa Nostra non attaccherà mai più un convoglio militare. Per trent'anni, un handshake scambiato tra un sergente coraggioso e un boss spietato ha impedito escalation che avrebbero potuto trasformare la Sicilia in una zona di guerra. Una storia che dimostra come l'intelligenza, il coraggio e la capacità di pensare velocemente possano vincere dove la forza bruta fallirebbe. Il sergente Benedetti non sconfisse Cosa Nostra con le armi, ma con la mente, dimostrando che anche nelle situazioni più disperate è possibile trovare una terza via tra la resa e il massacro.