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L'attesa è finita: il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha ufficialmente proclamato Ancona Capitale Italiana della Cultura 2028. Un trionfo arrivato all'unanimità grazie al dossier "Ancona. Questo adesso", che ha convinto la giuria per la sua capacità di unire la rigenerazione urbana a una visione internazionale, mettendo al centro i giovani e il legame profondo con il Mediterraneo. La città dorica riceverà un contributo di 1 milione di euro per trasformare in realtà un progetto ambizioso che vede Ancona come l'epicentro culturale tra l'Occidente e l'Oriente. Ma cosa rende Ancona così speciale e cosa dobbiamo aspettarci di visitare (e mangiare) nel 2028? I quattro volti di Ancona: tra archeologia e futuro Il dossier vincente si articola in quattro macroaree, ognuna protetta da un "nume tutelare" d'eccezione, che guidano il visitatore alla scoperta dell'anima cittadina. La prima macroarea, sotto il segno di Luigi Vanvitelli, s'intitola 'Questo mare' e si propone come laboratorio di un nuovo rapporto tra infrastrutture e comunità, ma anche come spazio culturale, artistico e sociale a partire dalla Mole Vanvitelliana. La seconda, che prende il nome di 'Via Maestra', sotto l'egida del viaggiatore e padre dell'archeologia moderna Ciriaco Pizzecolli, richiama invece attraverso un percorso nel centro storico il recupero monumentale di tutti gli spazi culturali: dalla Pinacoteca, al Museo archeologico nazionale, alla Biblioteca, come altrettanti nodi di una rete condivisa per mostre, convegni ed eventi. La terza, 'Adesso parco' sotto il segno dell'eroina Stamira, riguarda invece il Parco urbano del Cardeto e quello regionale del Conero in cammino per diventare parco nazionale. Infine, sotto la protezione del grande tenore originario di Ancona Franco Corelli, c'è la macroarea 'Mare culturale', che intende raccogliere i progetti digitali e i nuovi linguaggi delle giovani generazioni. Cosa vedere: il Duomo sospeso e il porto antico Il simbolo indiscusso della città è la Cattedrale di San Ciriaco, che domina il porto dal Colle Guasco. Costruita sui resti di un tempio dedicato a Venere, è uno dei pochi posti al mondo dove, grazie alla forma a gomito della città, è possibile vedere sia l'alba che il tramonto sul mare. Non si può dire di aver visto Ancona senza una passeggiata al Passetto, con la sua monumentale scalinata bianca che scende fino alle grotte dei pescatori, famose per i portoni colorati, o una sosta all'Arco di Traiano, una delle testimonianze romane meglio conservate d'Italia, situata proprio all'ingresso del porto antico. Cosa mangiare: dallo stoccafisso ai "moscioli" La cultura di Ancona passa inevitabilmente per la tavola e il 2028 sarà l'occasione perfetta per scoprire specialità uniche. Lo stoccafisso all'anconetana è un piatto sacro, preparato con patate, pomodoro e una cottura lentissima che ne esalta la consistenza. Altrettanto celebri sono i moscioli di Portonovo, mitili selvatici che crescono solo sulla costa del Conero e rappresentano un presidio Slow Food dal sapore salmastro inconfondibile. Non mancano poi i vincisgrassi, la ricca versione marchigiana della lasagna, e i paccasassi, il finocchio marino conservato sott'olio che cresce spontaneo tra gli scogli. L'articolo completo su Leggo.it o su https://l-nk.it/tred3C