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Poco meno di venti anni fa Gigi Proietti lesse “Il Lonfo” in una trasmissione televisiva. Fece così conoscere al grande pubblico un esempio di Poesia metasemantica, il genere poetico frutto dell’ingegno di Fosco Maraini, padre della nota scrittrice Dacia. La metasemantica è una tecnica letteraria teorizzata ed utilizzata da Fosco Maraini nella sua raccolta di poesie “Gnosi delle Fanfole” del 1966. Così, nell’introduzione alla raccolta, l’autore spiega cosa è la poesia, o linguaggio, metasemantico: «Il linguaggio comune, salvo rari casi, mira ai significati univoci, puntuali, a centratura precisa. Nel linguaggio metasemantico invece le parole non infilano le cose come frecce, ma le sfiorano come piume, o colpi di brezza, o raggi di sole, dando luogo a molteplici diffrazioni a richiami armonici, a cromatismi polivalenti, a fenomeni di fecondazione secondaria, a improvvise moltiplicazioni catalitiche nei duomi del pensiero, dei moti più segreti. Potrei anche aggiungere che la poesia metasemantica è fortemente bipolare. Tutta la poesia – si capisce! – è bipolare. Hai un testo e hai un lettore; dalla crasi dei due sprizzano, oppure no, delle scintille. Ma nel linguaggio normale la bipolarità è meno caratteristica. Si può addirittura trattare la poesia come un oggetto esterno, un pezzo di mondo esistente qual monumento fuori di noi. «Nella poesia metasemantica il lettore deve contribuire con un massiccio intervento personale. La crasi non è data dall’incontro con un oggetto, bensì, piuttosto, dal tuffo in un evento. Il lettore non diventa solo azionista del poetificio, ma entra subito a far parte del consiglio di gestione e deve lui, anche, provvedere alla produzione del brivido lirico. L’autore più che scrivere, propone. Se è riuscito nel suo intento, può dire di aver offerto un trampolino, nulla più. Incuriosito da questo genere letterario ho acquistato il libro e, dopo averle lette più volte ho pensato di registrarle e metterle sul mio canale per far ascoltare anche le meno note.