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In un pomeriggio freddo e uggioso di fine novembre, sul finire del “secolo breve”, raggiunsi, nel cuore dei Parioli a Roma, Giuseppe Tamburrano, storico socialista, nonché presidente della Fondazione Nenni. Ero un suo compaesano. Talvolta i vecchini del paese, lo nominavano nei loro strusci quotidiani e fitti dialoghi in dialetto, considerandolo il vanto della comunità; qualcuno che conoscevo, sapendo che prima o poi avrei raggiunto la Capitale, mi diceva sempre: “Se vai a Roma, vallo a trovare!”. Quando lasciai la Puglia per stanziarmi a Roma, la prima cosa che volli fare, ovviamente, fu proprio quella di conoscerlo. Ricordo che, parlando, con una certa nostalgia, dei suoi trascorsi con Bettino Craxi, prima di salutarci, Tamburrano mi mise tra le mani un libro intervista con Antonio Padellaro *. Il libro, scritto dai duellanti, almeno così lo ricordo, provava a spiegarci l’ascesa e il declino del leader socialista, quando Tangentopoli era ancora alla sua acme. Quando poi Padellaro, lasciando il fu celebre Espresso, raggiunse Furio Colombo all’ Unità, cominciai a leggerlo con una certa curiosità. Per fortuna, dopo decenni di inutile e ottusa ortodossia, anche il gramsciano quotidiano si apriva al mondo che cambiava, alle idee più liberali, fottendosene un pò del primitivo richiamo della base rossa. Ma, a mio modesto parere, il vero capolavoro di Padellaro è stato la nascita del Fatto Quotidiano. Arrivato in edicola, non poche furono le perplessità degli addetti ai livori (per dirla con Dagospia): “ma come… –domanda ricorrente – i giornali perdono copie, i giornalisti li prepensionano, gli stipendi sono da fame… e loro addirittura fondano un giornale?” A distanza di sedici anni – dio, come volano gli anni! – alzi la mano chi non ha mai spulciato un suo editoriale o uno di quelli di Travaglio. Il giornale, nonostante le tante cassandre, è ancora in edicola e rompe, giustamente, le scatole a tutti. Quando, nel 2024, Padellaro licenziò l’autobiografico “Solo la verità lo giuro”, pensai che fosse giunto il momento di incontrarlo dal vivo, considerato che la mia curiosità, dopo averlo letto, non era per nulla satolla. Decisi, così, che anche Padellaro, nella mia galleria, doveva assolutamente entrare. Prendendo a prestito il titolo del suo lungo racconto personale, magari offuscato da affetti e inevitabili errori di una lunghissima vita giunta quasi agli ottanta inverni, spero, in questa confessione, di avergli fatto raccontare tutta la verità, nient’altro che la verità…!