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Grecia, Dodecaneso: l’arcipelago delle “dodici isole”, punto di incontro tra oriente e occidente; in realtà oltre 150 isole e isolotti, di cui poco più di una ventina abitati. Qui c’è Lipsi, piccola e immacolata. Roccia dura, gemma grezza e preziosa che galleggia nelle acque profonde e cristalline del Mediterraneo. Lipsi è un’isola bellissima, un vero luogo di riposo del corpo e dello spirito. Lipsi è piccola, 16 chilometri quadrati, poco più di 30 chilometri di coste. Tutto a Lipsi si raggiunge a piedi, al massimo in scooter. O addirittura utilizzando l’unico taxi dell’isola, sempre a disposizione. Qui si arriva dal mare. Con il traghetto o l’aliscafo, da Kos o da Samos. Attorno al piccolo porticciolo, sorge il villaggio di case bianche, abbarbicate sulla collina attorno alla chiesa di Agios Ioannis, con la cupola blu, il pope con la barba bianca, le icone. Le poche taverne e caffetterie sono al molo, o attorno alla piazzetta: pesce e frutti di mare, torte al formaggio, pomodori seccati al sole, vino, miele di timo. Due soli piccoli alberghi, il vecchio hotel Calypso, al porto, e il moderno Afroditi, cinque minuti a piedi, sulla spiaggia Lientou. Poi qualche studios, piccoli angoli nascosti, case di pescatori adattate, ma non troppo, come gli studios Miramare, dell’imprevedibile signora Taxiarchia. Nessuna vita notturna. Niente shopping. Può non piacere, un posto così. O ci si può innamorare perdutamente. Delle cenette al porto, dei colori delle barchette sbatacchiate dal vento, dei volti coriacei dei pescatori che sistemano le reti gialle, degli ulivi e dei muretti che delimitano aridi campi, dei polipi stesi a seccare al sole, delle piccole taverne alle spalle delle spiagge, delle strette vie del paesino, delle cicale e delle caprette di Platis Ialos, delle festicciole in piazza con il sirtaki e la gente che balla, con un piccolo bambino dai capelli rossi che non vuole dormire. Delle partite di calcio guardate assieme ai pescatori, al porto, in un piccolo televisore vecchio di venti anni, appoggiato su un tavolino di legno. Si respira, a Lipsi. Si respira l’aria fresca e secca, il meltemi che sale la sera. Si respira il silenzio. Un silenzio bellissimo. Si respira l’odore del sole e dei fiori selvatici. Si respira la vita.