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Con la lectio magistralis del giudice Paola Di Nicola Travaglini sui linguaggi e i pregiudizi discriminatori come concausa della violazione dei diritti umani delle donne si è aperto l’anno accademico dell’università per stranieri di Siena. Dopo Gaza, colonialismo e guerre quest’anno il rettore Tomaso Montanari ha voluto accendere un faro sugli stereotipi linguistici, sui pregiudizi culturali e le persistenti violazioni dei diritti delle donne, ponendo l’accento su come il linguaggio non sia neutro, ma uno strumento che può perpetuare o contrastare disuguaglianze. Alle soglie dei 110 anni di vita, nella relazione di Montanari non sono mancati riferimenti alla condizione della popolazione in Iran ma anche a temi di attualità con il dramma dei migranti, il referendum e il ruolo dei giudici. Ma l’attenzione del rettore si è concentrata sul ruolo dell’università, che alle dimenticanze alle penalizzazioni della ‘politica’, deve rispondere con una proposta progettuale: quella comprensione della vocazione internazionale – ha detto il rettore- in un momento di feroce ritorno dei nazionalismi ricordando la missione speciale dell’università alla mobilità, al viaggi e allo scambio in un momento in cui i confini sono intesi come muri.