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La sera del 2 Marzo 1994 un elicottero Àgusta A 109 della Guardia di Finanza si alza in volo dall'aeroporto di Cagliari-Elmas, in Sardegna, ufficialmente per una normale operazione di ricognizione per la prevenzione di traffici illeciti. Il nome in codice dell'elicottero è Volpe 132. A bordo ci sono il maresciallo Gianfranco Derìu e il brigadiere Fabrizio Sedda. Ma alle 19 e 15 le comunicazioni con la sala operativa si fermano, seguirà un lungo silenzio. Solo alle 19 e 52 la sala operativa cercherà di mettersi in contatto con l'equipaggio ma non riceverà nessuna risposta. L'elicottero non verrà più ritrovato e dell'equipaggio non se ne saprà più niente. Si parlerà inizialmente di un normale incidente aviatorio. Ma le stranezze in questo caso cominciano subito. Nel vicino poligono interforze del Salto di Quirra, la sera, nessuno ha visto niente. Il radar di Monte Codi, diranno al poligono, è stato spento proprio alle 19 e 14. Pochi giorni dopo il presunto incidente, sparisce da un locale della Guardia di Finanza, nella zona industriale di Oristano, un elicottero dello stesso tipo del Volpe 132. Verrà poi ritrovato, dopo una segnalazione anonima, smontato, con alcuni pezzi mancanti, in un capannone a Quartu Sant'Elena. In procura si sospetta subito che qualcuno volesse attuare un depistaggio, facendo ritrovare i pezzi di questo secondo elicottero in un posto diverso o più lontano. Nel Giugno del 94 il procuratore Guido Pani che ha in mano l'inchiesta sulla scomparsa del velivolo chiede all'aeronautica militare una copia della relazione redatta sul fatto dalla commissione militare d'inchiesta ma non gli verrà mai trasmessa perché il documento risulta classificato. Altra stranezza questa, non si capisce perché, la classificazione riservato, per quello che viene ritenuto un normale incidente aviatorio. C'è poi la storia del l'intercettazione. Sul finire del 2011, in un'intercettazione avvenuta tra due personaggi del cagliaritano coinvolti in un traffico di droga, uno dei due parla di un abbattimento di un elicottero della Guardia di Finanza avvenuto 20 anni prima, da parte di suoi presunti amici, che si videro costretti ad agire così per non essere scoperti. Nell'intercettazione non ci sono particolari specifici ma il riferimento è chiaro. L'intercettato dirà poi davanti ai giudici che si trattava solo di vanterìe inventate. Vero è, che alla procura di Cagliari, dal 2013, dopo l'arrivo della nuova perizia che ha stabilito la presenza di tracce di esplosivo nei pochissimi pezzi recuperati davanti a Capo Ferrato, non s'indaga più per disastro aviatorio ma per duplice omicidio volontario. In procura qualcuno inizia a pensare che forse non è stato un incidente. Forse l'elicottero è stato abbattuto. Ci sono infatti poi, alcune testimonianze, che raccontano tutta un' altra storia, una storia diversa dall'incidente. Queste testimonianze parlano della presenza nella rada di Ferraxi, da almeno due giorni, di una misteriosa nave mercantile. Parlano poi dell'improvviso arrivo dell'elicottero, quella sera, che sbucato dall'entroterra, andò subito a posizionarsi sopra la nave. Immediatamente dopo, i testimoni, udirono il rumore dell'elicottero che cercava di prendere giri, come se cercasse disperatamente di sollevarsi velocemente per allontanarsi. Videro poi un bagliore che avvolse la nave e una successiva esplosione che coinvolse l'elicottero. Successivamente poi udirono il rumore sordo delle eliche della misteriosa nave che si allontanava velocemente a luci spente. Forse è questa la verità. Forse i due militari hanno visto qualcosa che non dovevano vedere. Sullo sfondo ci sono presunti traffici di armi e rifiuti tossici o forse di droga. In proposito è stata paventata l'ipotesi che l'elicottero sarebbe stato abbattuto in volo per ragioni afferenti al traffico internazionale di armi e di rifiuti tossici. La vicenda si verificò circa tre settimane prima dell'omicidio di Ilaria Alpi e del suo operatore Miran Hrovatin assassinati a Mogadiscio, in Somalia, il 20 Marzo 1994. Ilaria Alpi pare stesse indagando proprio su un possibile traffico di armi e di rifiuti tossici. Un testimone, inoltre, riferì con certezza, che la nave che si trovava nella rada di ferraxi quella sera, era il mercantile Lucina. Disse che conosceva bene il Lucina, perché non era la prima volta che la vedeva a ferraxi. Il Lucina, nell'estate di quello stesso anno, resterà vittima di un misterioso attentato, mentre si trovava in Algeria, nel porto di DjenDjen. Ufficialmente fu solo un attentato terroristico. Tutti i membri dell'equipaggio della nave verranno ritrovati morti, all'interno della nave, con la gola tagliata. Ad oggi comunque, nessuno è in grado di dire con certezza cosa sia successo realmente al Volpe 132. Restano ancora ignoti quindi, chi siano, alla luce della nuova perizia, i presunti assassini, o l'assassino che in quella sera del 4 marzo del 94, armato di lanciarazzi, uccise Gianfranco Derìu e Fabrizio Sedda.