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Arriva diritta dal tardo Medioevo. Una tassa annua per pescare sul Lago Maggiore da pagare alla famiglia Borromeo. Niente di irregolare. Tutto corretto, ma si tratta comunque di un’anomalia – per estensione e durata dei privilegi in mano a un solo privato – che coinvolge il secondo lago più esteso d’Italia. Sul lato svizzero, le acque e i diritti di pesca sono gestiti dalle autorità cantonali ma fino a 100 anni fa anche in Ticino buona parte dei diritti di pesca erano in mano a privati. La famiglia Borromeo (proprietaria delle isole Borromee), gode dei diritti esclusivi di pesca su oltre il 50% del lago, sponda italiana. Una storia nota a livello locale, che dura ormai da oltre un mezzo millennio. Tanto che la tassa veniva spesso chiamata dai pescatori “la borromea”. Un privilegio per la nobile famiglia milanese di origini toscane che è stato ribadito più volte nel tempo. Non da ultimo da una sentenza della Corte costituzionale nel 1973.