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Ministro Valditara difende il dimensionamento scolastico definendolo un obiettivo obbligatorio del PNRR che non prevede chiusure di plessi né licenziamenti, ma solo accorpamenti giuridici. Serve fare chiarezza perchè non è possibile leggere ogni giorno sui giornali fake news politiche della sinistra che strumentalizza un provvedimento alimentando le ansie dei docenti e delle famiglie. Non si chiudono scuole, non si licenzia personale, non si tagliano servizi. Si tratta di Un’ operazione esclusivamente amministrativa.Ildimensionamento “consiste esclusivamente in un accorpamento dal punto di vista giuridico”. Il provvedimento non è una scelta isolata del Governo, ma risponde a impegni internazionali precisi. “il dimensionamento è un obiettivo del PNRR” e che dalla sua corretta realizzazione “consegue il pagamento di una rata all’Italia”. “sono state riconosciute da ben tre decisioni della Corte Costituzionale, sei decisioni del Consiglio di Stato, tre decisioni dei tribunali amministrativi regionali”. Il decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri prevede una serie di misure agevolative per le Regioni che effettueranno il dimensionamento entro i termini stabiliti. Tra queste, la possibilità di formare classi anche al di sotto del numero minimo di studenti previsto, la salvaguardia dell’organico ATA per l’anno scolastico 2025/26 e la nomina di un docente con funzioni vicarie del dirigente scolastico nei plessi accorpati. Perchè quindi la Regione Emilia Romagna non si è uniformata? Vuole creare disagi al personale, alle classi alle famiglie per poi dare le colpe al Governo Meloni? è una scuola “meglio organizzata e più vicina agli studenti”. Valditara ha ribadito che non ci saranno chiusure di plessi. Rispetto ai parametri che abbiamo ereditato dal precedente governo, che erano: minimo di 400, massimo di 600, il numero delle autonomie da accorpare è diminuito. Con i vecchi parametri avremmo dovuto dimensionare ulteriori 187 istituzioni scolastiche. Non solo: abbiamo valorizzato l’autonomia regionale, responsabilizzando le regioni, dando cioè a loro il potere di definire quali autonomi accorpare. Prima il criterio era rigido, adesso è variabile a seconda delle valutazioni delle regioni. Ciò ha consentito di salvaguardare una autonomia in aree fragili, aree di montagna, con pochi servizi etc., invece di accorpare dove i servizi a disposizione dei cittadini sono migliori. Fermo restando il numero complessivo spetta alle regioni stabilire quali accorpare.