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I TAGLIALEGNA Stava tornando alla sua caverna quando scorse un gruppo di taglialegna. Erano seduti intorno al fuoco. Parlavano delle imprese di remoti antenati. Erano Sapientes dalla pelle scura, di stazza elevata. Stavano arrostendo della carne. Il Neanderthal li raggiunse, fece un inchino in segno di sottomissione e mimò l’atto di mangiare. I taglialegna si consultarono in silenzio: qualcuno ammiccava, qualcun altro increspava le labbra o faceva spallucce. Il Neanderthal mimò il gesto di tagliare la legna in cambio dei loro avanzi. Il più vecchio del gruppo si alzò, portò la mano all’accetta infilata nella cintola e gliela porse. Non passò molto tempo prima che il Neanderthal tornasse con un grande carico di legna sulla schiena. Il vecchio avanzò verso di lui, scoprì i denti in un ghigno e fece sciò col dorso della mano. Il Neanderthal emise un verso, a metà tra un guaito di stizza e uno gnaulio di supplica. Tutti i taglialegna scoppiarono a ridere. Il Neanderthal indicò il carico di legna e si batté il pugno sullo stomaco. I taglialegna risero ancora più forte. Il vecchio raccolse una pietra da terra e la scagliò con tutta la sua forza. Un istante dopo, dalle narici del Neanderthal sgorgarono due copiose cascate di sangue. Il vecchio avvolse le mani attorno a un pezzo immaginario di car-ne e fece il gesto di mangiarlo. Tra i Sapientes scoppiò un’altra epidemia di risate, ancora più virulenta della precedente. Il Neanderthal crollò sulle ginocchia e si riversò in avanti, stringendosi il naso spappolato tra le mani. Rimase per un minuto bocconi sulla neve. Scalciò e rantolò, finché non perse conoscenza. Quando riprese i sensi, era ormai pomeriggio inoltrato. Sopra di lui compariva la faccia dell’uomo piuttosto brutto. Il Neanderthal tentò di alzarsi una, due volte, ma le vertigini lo costrinsero a ricadere seduto sulle chiappe. Alla terza, sorretto dall’uomo piuttosto brutto, riuscì finalmente a rizzarsi in piedi. Quello lo condusse a fatica, alternando guida e trascinamento, verso l’imbocco della caverna. Il Neanderthal tirò su per il naso sangue semi coagulato. Ne sputò un grumo alla cui vista mancò poco che l'uomo piuttosto brutto vomitasse. Quando si svegliò l’indomani mattina, i raggi del sole inondavano il panorama. Portavano con sé una lieve spensieratezza, come se fosse arrivata la primavera. “Alzati!” disse l’uomo piuttosto brutto nella sua lingua arcana. Il Neanderthal si toccò il naso e la mano gli si sporcò di sangue. Qualche goccia cadde sulla pelliccia. A fatica si rimise in piedi. Agitò le braccia per ritrovare l’equilibrio. “Si va a pesca!” disse l’uomo piuttosto brutto. Giunti al fiume, il Neanderthal raccattò sterpi e ramoscelli, ne fe-ce un mucchio e vi appiccò il fuoco. L’uomo piuttosto brutto si allontanò per pisciare: la vescica lo tormentava da almeno mezz’ora. Al suo ritorno trovò il Neanderthal trionfante: aveva infilzato una trota iridata di quasi sette chili. Fece subito una danza di vittoria. Subito dopo raccontò una barzelletta zozza. Il Neanderthal, luccichio divertito negli occhi, abbozzò un commento ma si zittì subito. Non riuscì praticamente a parlare. Aveva la gola intasata dal sangue colatogli dal naso rotto. Lo risucchiò e, dopo una sonora raschiata di gola, sputò un fiotto rossastro sulla neve. L'uomo piuttosto brutto tagliò col raschietto la trota. Dall'ano fino all'estremità della mandibola. Poi la eviscerò e gettò via le interiora. “Devo cagare…” disse il Neanderthal nella sua lingua arcana. Si spostò di una ventina di metri. Lo stronzo uscì fuori in una tirata sola. Era solido, bruno e fumante. Un filone bello dritto. Uno sciame di frecce piovve improvvisamente dal cielo. Il Neanderthal si alzò di scatto e si tirò giù la pelliccia. L’uomo piuttosto brutto, occhi sbarrati, giaceva a terra boccheggiante. Le frecce lo avevano centrato in pieno, mutandone i connotati. Sembrava una grottesca bambola voodoo. Quanto al Neanderthal… Se solo avesse trattenuto lo stronzo un minuto di più, sarebbe andato di sicuro a salutare i suoi avi nell’oltretomba. Un secondo stormo di frecce si sollevò in aria. Per un istante parve rimanere sospeso, poi precipitò. Non restava che darsi alla fuga. Il Neanderthal corse come un forsennato, costringendosi ad al-lungare il passo. Triplicò i suoi sforzi fino a portarsi finalmente fuori dalla portata di tiro. Se vi state domandando chi abbia sforacchiato l’uomo piuttosto brutto, l'hanno beccato i taglialegna.