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Girato da Marcello Saurino Montato da Daniele Martinis e Marcello Saurino Prodotto da Bonnot Mixato da Gianni Condina Voce araba di "Beirut Rmx": Emad Shuman cantante dei Kabìla Testo e traduzione delle sue parole: Ya hawa bairoot (O' amori di Beirut) Ya hawal eyyaam (Amori di quei giorni) Erja’iy ya bairoot (Torna a noi Beirut) Erja’iy ya eyyaam (Torna a quei giorni) L’incontro con Emad è avvenuto a Beirut durante il concerto allo Zico House (il destino ha voluto che ci incontrassimo a Beirut...) La sua voce è registrata nello studio Mia Progetto Musica di Roma (che ringraziamo) Versione originale della canzone tratta dall'album: "Mille Gruppi Avanzano" Le riprese del video sono state fatte lungo le strade di Beirut, Tripoli del Libano, Al Mina e il campo palestinese di Shatila, durante il viaggio che abbiamo fatto in Libano per il Laboratorio rap “Hip Hop 4 Peace”, nel quartiere di Bab et Tabbaneh, a 30 Km dalla Siria, con i ragazzi e le ragazze libanesi e siriani rifugiati. «Noi vogliamo fare il rap» c’avevano detto e per questo siamo partiti, siamo andati a conoscerli e ora sappiamo che loro hanno bisogno di noi e noi abbiamo bisogno di loro. Bab et Tabbaneh è un campo di battaglia. La strada principale si chiama “Syriastreet” o “Rue du Syrie” ed è la linea del fronte, da una parte la zona sunnita, dall’altra gli alawiti, eppure hanno in comune la stessa acqua sporca, la stessa aria inquinata, la stessa terra distrutta. «Grazie che siete venuti» c’hanno detto gli abitanti, «qui non viene mai nessuno, qui stiamo cercando di dare una nuova foto di questi posti, sono crivellati di colpi, sono massacrati, ma noi non amiamo la guerra, noi siamo un popolo per la pace». Da un po' di tempo c'è la tregua, i ragazzi che prima si combattevano e vendevano motorini per comprarsi Kalashnikov, stanno cercando di fare musica insieme, teatro, aprendo locali in comune. Una nuova generazione sta dicendo “Basta!”, inaugurando una fase di conciliazione e ha bisogno di crescere. «Non fotografate nessuna postazione militare, né soldati, né gente armata e non date mai la mano in pubblico alle donne, nemmeno per un saluto» si erano raccomandati gli organizzatori del viaggio che ringraziamo. In particolare Carla, Virginia e Marco dell'Arci Toscana. Nella retrovia della guerra è tutto un azzardo, stare insieme, ballare, cantare, la direttrice del centro culturale che ci ha invitato ha fatto tanto per conquistare la fiducia delle comunità e non voleva fare passi falsi. Ma poi, dopo tre giorni insieme, dopo il concerto finale, le donne col velo, le mamme dei ragazzi, che prima non potevamo avvicinare, le abbiamo visto che urlavano dalla gioia, alzavano le mani al cielo, venivano loro ad abbracciarci, a fare selfie, a dirci: «Grazie per aver fatto stare bene i nostri figli, per averli fatti sentire importanti». Grazie a voi di esistere, nuove stelle del Libano. A volte la vita sembra una montagna da scalare, tutto appare difficile e impossibile, il mondo segnato da ingiustizie… ma poi basta mettersi all’opera, fare qualcosa di concreto, con le mani, e i sorrisi arrivano, le cose cambiano… la musica può tutto… l’abbiamo sempre saputo e in Libano abbiamo visto coi nostri occhi che in situazioni critiche proprio il canto e il ballo sono un chiaro messaggio di gioia e di vita, di comunità, un messaggio che può sconfiggere le guerre, allontanare i fondamentalisti e creare un nuovo mondo.