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Dopo l’introduzione del presidente, il direttore generale ha illustrato nel dettaglio struttura, competenze e programmazione del Consorzio di Bonifica Bacchiglione, affiancato dall’intero gruppo dirigente: il vicedirettore Bovo, i responsabili delle aree manutenzione e progettazione, e la responsabile della comunicazione. Il direttore ha innanzitutto chiarito la “doppia anima” del Consorzio: una componente privata e una pubblica. La parte privata è rappresentata dai contributi di bonifica versati dai consorziati, pari a circa 13 milioni di euro annui, risorse che finanziano la manutenzione ordinaria dei 950 chilometri di canali, dei numerosi impianti idrovori e delle opere distribuite sul territorio. La componente pubblica, invece, riguarda le grandi opere realizzate grazie a finanziamenti provenienti da Comuni, Regione, Stato, Ministeri e Unione Europea. È stato inoltre precisato il tema delle competenze sui corsi d’acqua, spesso oggetto di confusione: i fiumi sono di competenza regionale; i canali di bonifica spettano al Consorzio; la rete di fossati privati è in capo ai frontisti o ai Comuni; mentre le fognature e le condotte delle acque meteoriche nei centri urbani sono di esclusiva competenza comunale. Il comprensorio del Bacchiglione interessa 39 Comuni, per una superficie di 58 mila ettari, di cui oltre 4.000 sotto il livello del mare. Un dato che evidenzia l’importanza strategica dell’attività consortile: senza il sistema di bonifica, vaste aree tornerebbero naturalmente a essere zone paludose. Il sistema può contare su circa 45 impianti idrovori con una capacità complessiva di sollevamento di 210 metri cubi al secondo e 17 impianti irrigui. La struttura è composta da circa 100 dipendenti, metà impegnati sul territorio e metà negli uffici, con un sistema di telecontrollo che consente la gestione in tempo reale degli impianti più rilevanti. Sul fronte della programmazione, il direttore ha presentato il quadro complessivo degli interventi: 10 opere in fase di realizzazione per 17 milioni di euro; interventi già finanziati e pronti per l’appalto per 33 milioni; e otto grandi progetti già progettati ma in attesa di finanziamento, per un valore di circa 150 milioni. Si tratta di una scelta strategica: avere progetti pronti in fase avanzata consente di intercettare rapidamente eventuali bandi di finanziamento. Tra le opere prioritarie spicca il progetto “Invasi Colli”, sviluppato in sinergia con 11 Comuni dell’area collinare. Prevede la realizzazione di quattro bacini per un volume complessivo di circa 650 mila metri cubi, con funzioni di laminazione, irrigazione e tutela ambientale, per un investimento di circa 36 milioni di euro. Altro intervento strategico è il collegamento Montà-Prusegana, pensato per ridurre il rischio allagamenti in un’area fortemente urbanizzata di Padova. Il progetto prevede due stralci: il primo, da 8,6 milioni, con la realizzazione di un canale di circa 2 chilometri e il potenziamento degli impianti idrovori; il secondo, da circa 35 milioni, con un nuovo canale di 4 chilometri e un ulteriore impianto di sollevamento. Infine, lo scolmatore di Abano (Piovego-Gamenon), progettato dopo i gravi allagamenti dell’ottobre 2021, consentirà di deviare le acque fuori dal centro storico termale attraverso un nuovo canale di circa 4 chilometri, in parte tombinato e in parte a cielo aperto, riducendo significativamente il rischio idraulico per l’area urbana. Un quadro articolato che evidenzia come il Consorzio punti su una programmazione di lungo periodo, con opere strutturali pensate per rispondere alle nuove criticità legate alla crescente urbanizzazione e agli eventi meteorologici estremi.