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MMLINE PRODUCTION RECORDS Regia DAM STUDIO Autrice LETIZIA MIGLIORE Vite senza vita è un brano scritto e composto da me, racconta di ragazze, donne, madri che per colpa di uomini senza scrupoli hanno perso la vita in modo cruento. La violenza di genere si manifesta in diverse forme, psicologica, fisica, con livelli di gravità differenti. Dallo stalking al femminicidio, la violenza sulle donne spesso viene taciuta dalle stesse vittime, rendendo difficile individuarla e intervenire. Il brano inizia parlando di cuori senza vita, cuori perché quelle donne hanno amato, hanno dato il loro cuore, si sentivano amate da quelle persone che invece di amarle e proteggerle le hanno uccise. Giulia è la prima ragazza che racconto nella mia canzone, si perché Giulia Cecchettin era prossima alla laurea, stava per spiccare il volo ma quelle ali sono state fermate perché troppo libere, troppo forti per chi la guarda dal basso e a quell’altezza non sa volare. Giulia ha mosso in me quella tristezza, quell’amarezza, quell’emozione che ha fatto nascere “Vite senza vita”, perché quella ragazza mi ha fatto piangere, riflettere ma ha anche tirato fuori delle emozioni di rabbia, di rivincita, per lei che devo combattere e per tutte quelle ragazze che ora non hanno più voce, perché il solo errore che hanno commesso e quello di fidarsi della persona sbagliata. Penso a Martina, 14 anni, una ragazzina, per non dire bambina, uccisa e nascosta sotto un vecchio materasso. Poi c’è Chiara, ma in realtà di Chiara ce ne sono tantissime, tutte con i loro sogni, la voglia di amare, viaggiare, avere successo, avere una famiglia, i sogni sono tanti, troppi, ma questi sono crollati, si sono infranti su quel pavimento, sotto quel materasso, in fondo ad una scarpata, bruciati e il fuoco che ardeva dentro di loro si è spento. Agnese era una donna, una madre con i figli piccoli, l’unico desiderio per una mamma è vedere i suoi figli felici, crescere, diventare grandi, emozionarsi davanti a un bel voto, una gara sportiva o semplicemente davanti ad un loro sorriso, ma questo Agnese non lo vedrà più perché il padre dei suoi figli, l’uomo che le ha promesso di amarla e rispettarla le ha tolto la vita e ha tolto una madre a quei bambini. Infine c’è Saman, una ragazza forte, decisa che non voleva l’imposizione di un matrimonio scelto dal padre, ma voleva amare un ragazzo italiano, della sua età, di cui si era innamorata, ma il padre non l’ha accettato e le sue mani hanno stresso troppo forte quel collo così delicato, perché stringere non è amare, stringere così forte è solo morte. Le scarpette rosse non bastano più, Dio non basta più, la mia canzone dice: “Basta!” lo dobbiamo gridare tutti! Uniamo le nostre voci, le nostre mani per fare una barriera e proteggerci da questa violenza. Il video è stato girato in una stradina sterrata di campagna, questo perché molte volte le vittime vengono portate in luoghi sperduti già con l’intenzione premeditata di ucciderle, ho cercato di interpretare la loro angoscia, la loro paura, la loro corsa per scappare da quelle mani che un tempo l’avevano accarezzate ma che oggi si sono trasformate in minaccia e terrore. Si vede un diario scolastico che riguarda le giovani ragazze che hanno perso la loro vita e il loro futuro, una bambola che rappresenta tutti i bambini a cui è stata portata via la madre e infine il velo della sposa per Saman che non potrà più sposarsi con chi amava realmente.