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Cento milioni di anni fa, sulla spiaggia di un mare tropicale, un branco di dinosauri erbivori si addentrava nel folto della vegetazione. Poco lontano, i teropodi, veloci dinosauri bipedi – carnivori – erano pronti all’attacco. È una scena verosimile di quello che l’istantanea delle orme scoperte nel Lazio ci consegna a distanza di così tanto tempo. Nel Lazio si trovano siti di orme di Dinosauro di notevole importanza scientifica. La ex cava Petrianni nel Comune di Sezze, dichiarata Monumento Naturale con Decreto del Presidente della Regione Lazio, ospita al suo interno tre distinte superfici di strato che presentano complessivamente oltre 200 orme di dinosauri. Le impronte risalgono a circa 100 milioni di anni fa ed appartengono sia a dinosauri Sauropodi (ad andatura quadrupede, generalmente di grandi dimensioni e con cranio proporzionalmente piccolo, erbivori e con collo e coda assai lunghi), sia a dinosauri Teropodi (ad andatura bipede, carnivori, con denti acuti, zampe anteriori corte con dita provviste di artigli e zampe posteriori grandi e robuste con tre dita). I geologi che hanno scoperto le impronte hanno dapprima rinvenuto sulle superfici calcaree alcuni “mud cracks” fossili, termine con il quale vengono identificate le spaccature poligonali che si verificano anche ai nostri giorni nei terreni fangosi dopo un lungo periodo senza piogge. La presenza di queste antiche fratture era un segno inequivocabile del fatto che essi si erano imbattuti in un’antichissima spiaggia fossile; seguendo la superficie dell’antica spiaggia essi hanno infine rinvenuto le impronte dei dinosauri che nel cretacico passeggiavano lentamente in riva al mare alla ricerca di cibo. Altre orme di notevole interesse sono state scoperte ad Esperia (Frosinone) sui monti Aurunci su una superficie di strato ben conservata con circa 80 orme tra Sauropodi e Teropodi; e poi ancora altre orme di Teropodi ritrovate su un blocco di calcare presso la foce di Riomartino (Latina) e per finire ossa di vertebre fossilizzate di un antico Titanosauro chiamato Tito ritrovate a Rocca di Cave, sui Monti Prenestini. Il ritrovamento delle orme nel Lazio rivoluzionano il quadro geologico Mesozoico dell’intero Appennino centrale e ridisegnano la geografia preistorica della nostra penisola documentando che circa 100 milioni di anni fa, l'Italia era un ponte verso l'Europa. Testardi Maurizio - Regione Lazio - area tutela e valorizzazione dei paesaggi naturali e della geodiversità direzione regionale capitale naturale, parchi e aree protette http://nottericerca.uniroma3.it/ "