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Boss mafiosi, imprenditori, professionisti, burocrati e anche un giornalista che avrebbe fatto da mediatore. Sono i punti cardine di un sistema affaristico attorno al business dei rifiuti in provincia di Catania. Il quadro emerge da un'indagine durata diciotto mesi, coordinata dalla Dda etnea diretta dal procuratore Carmelo Zuccaro. È stata la direzione investigativa antimafia catanese ad eseguire sedici arresti tra cui elementi di spicco dei clan Cappello e Laudani, imprenditori e funzionari del Comune di Trecastagni, responsabili dei procedimenti di affidamento dei servizi di raccolta dei rifiuti. Il direttore della Dia Giuseppe Governale parla di un “una mafia nuova, 2.0, che non appare, evita se può la violenza e che vuole soltanto fare affari. Ma la corruzione che non uccide le persone uccide la società. E lo fa con legami perversi tra mafia, amministrazione pubblica e imprese". "Il 'burocratese' e la corruzione - ha aggiunto il generale Governale - consentono alla mafia di fare sempre grandi affari. È una catena da spezzare. E con questa operazione abbiamo dato un segnale forte di presenza dello Stato. E per questo ringrazio la Procura di Catania che ci consente di monitorare bene il territorio". L'attività investigativa è stata avviata in seguito ad un’interdittiva antimafia emessa nel 2015 dalla Prefettura di Catania nei confronti della E.F. Servizi Ecologici Srl di Misterbianco. Da quel momento sono emerse le irregolarità formali nei procedimenti amministrativi per l'affidamento del servizio di raccolta dei rifiuti nei comuni di Aci Catena e Misterbianco, e accertati "i rapporti con la criminalita' organizzata etnea" da parte di Vincenzo Guglielmino, amministratore unico della società E.F. Servizi Ecologici Srl, vincitrice delle gare d'appalto. Dalle intercettazioni svolte, infatti, emerge una contiguità fra Guglielmino e il clan, che lo riterrebbe un interlocutore commerciale dal quale acquistare servizi. L’imprenditore eroga sostanziose somme di denaro (quasi fosse da considerare un costo di esercizio dell'impresa), in cambio della protezione e del sostegno per l'affermazione e il mantenimento del monopolio delle sue imprese sul territorio. Fatta luce sugli accordi criminali i clan hanno stretto una sorta di pax mafiosa divenendo anche "arbitro" in un contenzioso tra Comune e imprese su un appalto. Il particolare riguarda una gara ad Aci Catena. A "lamentarsi" con l'allora sindaco, Ascensio Maesano, indagato (ma già arrestato per corruzione e condaccato a 4 anni), è Vincenzo Guglielmino, amministratore di E.F. perché voleva riassegnato l'appalto che gli era stato tolto e assegnato a Rodolfo Briganti, rappresentante legale della Senesi, anche lui arrestato per corruzione. In quel caso, ricostruisce la Procura di Catania, c'è l'intervento del clan Cappello per mediare. Gli arrestati sono: Gabriele Antonio Maria Astuto, catanese di 55 anni, responsabile dell'ufficio Tecnico del Comune di Trecastagni, per turbata libertà di scelta del contraente aggravata, corruzione; Domenico Sgarlato, 61enne di Catania, all'epoca dei fatti dirigente dell'Ufficio Tecnico Lavori pubblici - Servizi ambientali e manutentivi del Comune di Trecastagni, per turbata libertà di scelta del contraente aggravata e corruzione; Rodolfo Briganti, di Venaria Reale, 58 anni, rappresentante legale della Senesi Spa, per corruzione; Salvatore Carambia, detto "Turi 'u Turcu", pregiudicato catanese di 51 anni, per associazione di tipo mafioso; il giornalista Alfio Cutuli, 54enne di Aci Catena, cronista presso l'emittente televisiva Rei Canale 103, per corruzione; Pietro Garozzo, catanese di 48 anni, per associazione di tipo mafioso; Giuseppe Grasso, 41enne di Catania, per associazione di tipo mafioso; Vincenzo Guglielmino, 63 anni, amministratore della E.F. Servizi Ecologici Srl, per associazione di tipo mafioso, turbata libertà di scelta del contraente aggravata, corruzione; Alessandro Mauceri, 41 anni, di Catania, per turbata libertà di scelta del contraente aggravata, corruzione; Vincenzo Papaserio, 44 anni, di Catania, per associazione di tipo mafioso; Lucio Pappalardo, 40enne di Aci Catena, per associazione di tipo mafioso; Angelo Piana, 46 anni, di Catania, per turbata libertà di scelta del contraente aggravata, corruzione; Fabio e Luca Santoro, 26enni di Catania, per associazione di tipo mafioso; Raffaele Scalia, detto "Ele", 59 anni, di Catania, per associazione di tipo mafioso; Davide Agatino Scuderi, 43 anni, di Catania, per associazione di tipo mafioso. Gli arrestati sono stati condotti nelle carceri di Catania Bicocca e piazza Lanza. (repubblica)