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1380–1390: Como realmente cheiravam as cidades italianas medievais Immaginiamo la città medievale come un luogo di pietra e ombra, di strade strette e torri incombenti. Immaginiamo artigiani ai loro banchi, mercanti nelle loro botteghe, il rintocco delle campane sui tetti di terracotta. Ma raramente immaginiamo come odoravano queste città. E quando lo facciamo, presumiamo che l'odore fosse semplicemente l'assenza di igiene moderna, uno sgradevole vago nato dall'ignoranza. Questo è scorretto. L'odore di una città italiana medievale non era accidentale. Era sistematico, intenzionale e profondamente radicato nell'organizzazione della vita urbana. Tra il 1380 e il 1390, le città dell'Italia settentrionale e centrale—Firenze, Venezia, Milano, Siena—producevano un ambiente olfattivo specifico che rifletteva non disordine, ma ordine. Comprendere come odoravano queste città significa comprendere come funzionavano. Prima di continuare, se siete interessati a comprendere come la medicina moderna sia emersa dalle condizioni del passato, vi invito a iscrivervi al canale. Ogni caso che esaminiamo ci aiuta a capire meglio il presente attraverso l'analisi del passato. Negli ultimi decenni del Trecento, le città italiane avevano raggiunto una densità senza precedenti nell'Europa occidentale dalla caduta di Roma. Firenze ospitava forse sessantamila anime entro le sue mura. Venezia, con la sua geografia unica, sosteneva una popolazione che si avvicinava alle centomila unità. Milano, Genova, Bologna—tutte comprimevano decine di migliaia di persone in spazi misurati in centinaia di metri. Questa densità non era accidentale. Era il risultato di una trasformazione economica. L'ascesa della produzione tessile, delle attività bancarie, del commercio marittimo e delle corporazioni artigiane specializzate aveva creato centri urbani che funzionavano come nodi in una rete che si estendeva dal Baltico al Levante.