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Ecco il perché la Procura di Caltanissetta ha proposto di archiviare le indagini su Marcello Dell’Utri tra i mandanti occulti delle stragi del ’92. Il servizio di Angelo Ruoppolo. Lo scorso gennaio la Procura di Caltanissetta ha depositato istanza di archiviazione delle indagini su Marcello Dell’Utri, indagato per le stragi di mafia del ‘92. Adesso è noto il perché si intende archiviare. Non vi è prova che Dell’Utri, insieme a Berlusconi, sia stato uno degli interlocutori di Totò Riina. L’inchiesta, dopo una precedente archiviazione nel 2002, è stata riavviata tre anni addietro, incentrata su un’intervista a Paolo Borsellino nel maggio del '92, mai in onda, in cui il magistrato ha alluso a dei legami tra il boss Vittorio Mangano e Dell’Utri. Si è ritenuto che l’intervista sia stata un movente per accelerare l’attentato contro Borsellino. Per risolvere tale dubbio i magistrati hanno raccolto le testimonianze dei collaboratori Salvatore Cancemi e Giovanni Brusca, del magistrato Ilda Boccassini e le intercettazioni in carcere del boss di Brancaccio Giuseppe Graviano. Cancemi nel febbraio del ‘94 riferì che un emissario di Berlusconi consegnava ogni mese 200 milioni di lire (pattuiti da Marcello Dell’Utri) al boss Pierino Di Napoli. Quel verbale fu uno scoop dei giornalisti Attilio Bolzoni e Giuseppe D’Avanzo pubblicato su Repubblica il 21 marzo del ’94. Nel 2024 Ilda Boccassini raccontò ai magistrati che a rivelare la notizia sarebbe stato Gianni De Gennaro, all’epoca direttore della Dia, la Direzione investigativa antimafia, e che poi è stato capo della Polizia. Lui ha sempre smentito. Cancemi ha aggiunto che Totò Riina, dopo la strage contro Falcone, decise la morte anche di Borsellino, e caldeggiò di appoggiare politicamente Berlusconi e Dell’Utri. Raffaele Ganci rivelò a Cancemi che alcune “persone importanti” avevano promesso a Riina benefici nei processi ai mafiosi. Giovanni Brusca ha dichiarato invece che l’accelerazione della strage di via D’Amelio fu suggerita da Graviano a Totò Riina. La Procura di Caltanissetta, che ha proposto l’archiviazione, tra l’altro ha scritto: “Non vi è alcuna prova che l’intervista, resa il 21 maggio del ‘92 da Paolo Borsellino alla televisione francese Canal plus, fosse nota ad esponenti di Cosa Nostra nel periodo antecedente alla strage di via D’Amelio, né vi è prova che la stessa fosse nota a Dell’Utri e che lui l’abbia veicolata ai vertici di Cosa Nostra. Ne consegue che non vi è alcuna prova che l’intervista possa essere stata la causa principale o una delle concause della nota accelerazione della strage di via D’Amelio”. E poi non vi sono riscontri alle dichiarazioni di Cancemi e di Brusca, così come ai dialoghi, ritenuti inattendibili, di Graviano intercettati in carcere ad Ascoli Piceno nel 2016 durante l’ora d’aria: “Berlusca… mi ha chiesto questa cortesia… (…) Ero convinto che Berlusconi vinceva le elezioni … in Sicilia… in mezzo la strada era Berlusca… lui voleva scendere… però in quel periodo c’erano i vecchi… lui mi ha detto ci vorrebbe una bella cosa…”.