У нас вы можете посмотреть бесплатно 24-01-26 Predator: Badlands (2025) – Un flop da 105 milioni: Come la Disney ha snaturato la saga или скачать в максимальном доступном качестве, видео которое было загружено на ютуб. Для загрузки выберите вариант из формы ниже:
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Nel podcast del 24 gennaio 2026 ho parlato di Predator: Badlands, film del 2025 diretto da Dan Trachtenberg, già regista di Prey e ormai figura centrale nella gestione del franchise. Badlands è il capitolo con il budget più alto dell’intera saga, circa 105 milioni di dollari, ma nonostante questo è stato un fallimento commerciale, fermandosi a poco più di 184 milioni, una cifra che non copre realmente costi e promozione. Un dato che stona se confrontato con il primo Predator dell’87, ancora oggi il più redditizio in rapporto all’investimento, o con Alien vs Predator, che con un budget più contenuto riuscì comunque a funzionare. Su IMDb ho assegnato al film un 7, un voto che fotografa una confezione tecnica solida ma che non restituisce fino in fondo la mia delusione. Dal punto di vista produttivo non c’è nulla da rimproverare: fotografia curata, montaggio fluido, nessun problema evidente. Il vero nodo è l’assenza totale di originalità. La storia segue il solito schema del gruppo di disadattati che diventa famiglia, un modello narrativo visto e rivisto ovunque, accompagnato da un umorismo adolescenziale tipicamente americano che finisce per appiattire tutto. Gran parte della responsabilità, secondo me, è da attribuire alla gestione Disney. Per la prima volta un film di Predator non è vietato ai minori e questa scelta ha cancellato quasi del tutto la componente horror e violenta che definiva l’identità della saga. Il Predator non è più il nemico, ma il protagonista, e la sua razza viene profondamente umanizzata. Da cacciatore alieno che incarnava un equilibrio inquietante tra ferinità e tecnologia, diventa un emarginato giudicato debole dai suoi simili, con scene emotive in cui soffre, urla e piange la morte del fratello. Una versione del personaggio che ho definito ironicamente “shakespeariana” e che risulta incoerente con una società che dovrebbe basarsi esclusivamente sulla forza. È un po’ come trasformare uno squalo in un eroe positivo. Accanto a lui c’è un androide molto simile a quelli della saga di Alien, con aspetto femminile e comportamenti programmati per simulare l’umanità. Il problema è che si comporta come una ragazza del XXI secolo, pur trovandosi su un pianeta alieno dove non esistono esseri umani. Fa battute comiche che il Predator, per cultura e natura, non può nemmeno comprendere. Una caratterizzazione che risulta fastidiosa e fuori luogo, soprattutto per chi ama davvero la saga. Come se non bastasse, nel gruppo compare anche una mascotte pucciolosa dagli occhioni enormi, un elemento che sa chiaramente di merchandising e di approccio Disney. La trama ruota attorno all’esilio del Predator, deciso a riscattarsi cacciando una creatura leggendaria, una sorta di rinoceronte alieno praticamente invincibile, capace di rigenerarsi come Wolverine. Durante la caccia incontra l’androide, privo di gambe, e accetta di aiutarla in cambio di indicazioni. In realtà gli androidi hanno una missione segreta: catturare l’animale vivo per studiarne la rigenerazione cellulare, un segreto che interessa agli umani. Il finale però cade in una grave incoerenza logica, perché per salvarsi l’androide finisce per uccidere la creatura con delle bombe criogeniche, negando completamente la sua missione primaria e la sua stessa natura di macchina sacrificabile. Tutto questo si inserisce in un discorso più ampio sull’appiattimento del cinema di genere contemporaneo. Oggi film diversissimi sulla carta, da Superman ai Maestri dell’Universo, sembrano avere tutti lo stesso linguaggio visivo, la stessa fotografia, lo stesso suono industriale