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Nelle tradizioni alpine, l’Uomo selvaggio è una sorta di essere primordiale: vive quasi sempre ai limiti della civiltà e i suoi atteggiamenti, rispetto all’“uomo civile”, sono caratterizzati da una notevole diffidenza. Nitida espressione dell’alterità, è il protagonista di tante leggende delle Alpi, da occidente a oriente e occupa una posizione importante nei carnevali, dove spesso impersona l’inverno. Guardando all’interno della mitologia alpina, scopriamo che l’Uomo selvaggio viene indicato come “eroe culturale”, cioè colui che ha insegnato qualcosa di fondamentale alle genti autoctone: arte casearia, agricoltura, attività mineraria, ecc. Poi, dopo aver trasferito quasi totalmente i propri segreti ai pastori e ai contadini, fugge nella montagna o nel bosco (in genere perché vittima degli scherzi e dell’incomprensione dell’uomo civile) da cui non farà più ritorno. Contrassegnato da una serie di “motivi ricorrenti”, l’Uomo selvaggio presenta comunque peculiarità e localismi che danno forma a un’articolata struttura mitica di grande interesse antropologico e certo non priva di fascino. Il Professor Centini si occupa di questo mito da ormai da molti anni e all’argomento ha dedicato alcune ricerche sul campo, tre libri, numerosi articoli, relazioni e un film: “La montagna incantata”, realizzato da Rai2, con la regia di Giovanni Minoli e girato fra Alpi, Montagne Rocciose e Himalaya. Massimo Centini (1955), laureato in Antropologia culturale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino. È stato docente a contratto di Antropologia culturale. Da quando è in pensione la sua attività didattica è ristretta a lezioni e seminari con Università online e alla collaborazione con la Fondazione Università Popolare di Torino dove insegna Antropologia culturale e Antropologia dell’arte. Ha pubblicato saggi con Mondadori, Piemme, Rusconi, Newton & Compton, Yume, Xenia, Diarkos, Giunti e altri. Alcuni dei suoi volumi sono stati tradotti in varie lingue.