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La Turchia ha reso noto il programma ufficiale per la produzione del carro armato indigeno ALTAY, un MBT (Main Battle Tank) di grande importanza per il Paese. Tuttavia, affinché possa essere definito completamente indigeno, saranno necessari ancora alcuni anni di sviluppo e produzione. Il Carro Altay La storia del carro Altay ha inizio a metà degli anni '90, quando la Turchia decise di investire nell'indipendenza industriale. Nei primi anni 2000, su richiesta dello Stato Maggiore Turco, venne indetta una gara per la produzione di un carro armato nazionale, sebbene con il supporto di Paesi esteri. Il progetto dell'Altay ha infatti un forte legame con la Corea del Sud e il suo K2 Black Panther. Nell'estate del 2008, la Turchia firmò un contratto di collaborazione con Hyundai Rotem, un'azienda sudcoreana, per un valore superiore ai 500 milioni di dollari, al fine di progettare il nuovo MBT. L'accordo prevedeva assistenza tecnica e trasferimento tecnologico per integrare l'esperienza sudcoreana nel carro turco. Il primo prototipo dell'Altay MBT venne presentato nel 2012, con test e valutazioni alla presenza dell'allora primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan e di alti vertici militari e industriali. Un investimento di un miliardo di dollari fu destinato alla produzione del carro in patria, coinvolgendo circa 200 subappaltatori e contribuendo significativamente allo sviluppo dell'industria della difesa turca. Tuttavia, il programma subì ritardi a causa delle restrizioni imposte dalla Germania sull'esportazione di motori e trasmissioni, dovute al coinvolgimento turco nella guerra civile siriana. La società turca BMC intervenne per sostituire i fornitori tedeschi, consentendo la ripresa del programma. Nel 2018, BMC vinse la gara per la produzione in serie dell'Altay. Specifiche Tecniche L'Altay ha un peso di circa 65 tonnellate ed è armato con un cannone da 120 mm L55 prodotto dall'azienda turca MKE, derivato dal CN08 sudcoreano del K2 Black Panther. Per l'armamento secondario, dispone di una mitragliatrice coassiale da 7,62 mm, oltre a un sistema d'arma telecomandato da 12,7 mm e 7,62 mm, con capacità di visione termica, telemetro laser e tracciamento automatico del bersaglio. La corazza è basata sulla tecnologia corazzata speciale coreana del K2, con miglioramenti per una protezione balistica superiore. Sono previsti pacchetti aggiuntivi per la protezione contro minacce come droni e missili anticarro (ATGM), inclusi sistemi di difesa attiva AKOR, che offrono protezione a 360 gradi con contromisure hard-kill e soft-kill per la guerra elettronica. L'Altay è progettato per raggiungere una velocità massima di 65 km/h. Il primo lotto di produzione sarà equipaggiato con motori coreani, ma in futuro la Turchia punta all'autonomia con componenti nazionali, mantenendo una potenza di 1.500 cavalli. Il mezzo può operare in condizioni estreme, da -32°C a +52°C, e attraversare ambienti acquatici fino a 4 metri di profondità con preparazione tecnica, o poco più di un metro senza. La produzione inizierà con 250 unità, con un obiettivo finale di 1.000 carri. Sono previste tre configurazioni: T1: dotata di sistema APS e corazzatura aggiuntiva Roketsan. T2: con miglioramenti tecnologici e software avanzati per l'addestramento dell'equipaggio. T3: con torretta senza pilota e sistema di caricamento automatico, oltre a un motore BMC V12 da 1.500 cavalli. Il Qatar ha già ordinato circa 100 Altay MBT. Il Programma Turco La roadmap per il programma Altay, emersa nei primi mesi del 2025, prevede la produzione delle prime tre unità nel 2025, con un incremento a 85 unità entro il 2028 sui 250 previsti per il primo lotto. L'obiettivo finale resta la produzione di 1.000 carri armati. Turchia e Leonardo Nel frattempo, si fanno sempre più insistenti le voci di un possibile accordo tra Leonardo e Baykar, l'azienda turca salita alla ribalta dopo l'acquisizione di Piaggio Aerospace. Secondo fonti attendibili, inizialmente verrà firmato un memorandum d'intesa, che potrebbe portare a una joint venture formale. Leonardo non ha mostrato interesse nel mantenere attiva Piaggio Aerospace, ritenuta un'azienda con prodotti interessanti (come il P180) ma non competitivi in termini di costi e velocità rispetto ad altri attori di mercato. Parallelamente, RID ha rivelato che la Marina Militare Italiana sta sperimentando un drone a decollo e atterraggio verticale per unità navali. Il drone, di dimensioni ridotte (meno di 5 metri di apertura alare) e con un payload di circa 6 kg, ricalca le tendenze internazionali nella guerra tecnologica moderna. Un'innovazione che merita un approfondimento futuro.