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Un percorso fra le musiche tradizionali del mediterraneo, rivissute con lo spirito di un musicista moderno. L'organetto e la voce rievocano suoni ancestrali, figli di un tempo lontano, che hanno avuto la forza di propagarsi fino ad oggi. Ognuno di questi suoni ha un fascino antico frutto del suo valore autentico. Attorno a quest'idea è immaginata la musica di Claudio Prima, eclettico musicista italiano che negli ultimi anni ha collaborato con artisti provenienti da tutto il mediterraneo (Goran Bregovic, Giovanni Sollima, Burhan Ocal, Boban e Marco Markovic, Kocani Orkestar, Eva Quartet, Rony Barrak e tanti altri). Questo concerto per organetto e voce è il frutto di una lunga ricerca all'interno delle musiche tradizionali in arrivo e in partenza dal Salento, terra d'origine di Claudio Prima. Il Salento è ponte fra il Mediterraneo e l'Europa e ha accolto le dominazioni più diverse: dai Turchi ai Francesi, dai Greci agli Spagnoli ai Normanni. Tutti hanno lasciato un eredità che rende ricco il patrimonio tradizionale di questa terra. E così come la musica è giunta in Salento, allo stesso modo la musica è stata portata in giro per il mondo da tutti gli emigrati italiani, che hanno trasferito nel Nord Europa e nel Sud America, in particolare, le proprie tradizioni. Poco ingombrante e pertanto facile da portare appresso, l’organetto trovò posto nei bauli dei milioni di emigranti del Vecchio Continente che fra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento solcarono l’Oceano per approdare nelle Americhe. Così si spiega la sua enorme diffusione, ad esempio, in Canada, in Argentina e nel Sud del Brasile Nella musica sudamericana infatti si ritrovano numerose influenze e origini italiane, soprattutto nei repertori eseguiti con l'organetto, che in brasile ha preso il nome di gaita-ponto e in argentina si è evoluto nel bandoneon. Lo spettacolo è composto di musiche inedite e di musiche tradizionali e si nutre delle coreografie di Stefania Mariano, ricercatrice e coreografa da tempo interessata alla danza tradizionale. Foto: Clement Kanj