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LA TRAGEDIA DI CORINALDO RIPORTA AL CENTRO IL TEMA DELLA SICUREZZA NEI LOCALI. #MoVITA - LA RICERCA NEI LOCALI DELLA MOVIDA ROMANA: DATI PREOCCUPANTI CHE TESTIMONIANO LA SCARSA CULTURA DELLA SICUREZZA DEI RAGAZZI. FERRIGNI: “GIOVANI INCONSAPEVOLI DELLE CONSEGUENZE” A "L'Aria che tira" ho presentato i risultati della ricerca sulla Movida romana promossa dalla Questura di Roma. «La tragedia avvenuta nella discoteca di Corinaldo – dichiara il prof. Nicola Ferrigni, sociologo della Link Campus University e direttore scientifico della ricerca sulla Movida Romana promossa dalla Questura di Roma – ha riportato al centro del dibattito pubblico il tema della sicurezza nei locali e l’allarme sociale a taluni comportamenti devianti che, soprattutto tra i giovani, tendono a diffondersi a mo’ di “mode”. Una vera e propria deriva per arginare la quale è necessario innanzitutto un processo di responsabilizzazione condivisa di tutti gli attori coinvolti nel circuito del divertimento e della sicurezza. La Questura di Roma ha saputo intercettare più di un anno fa questa emergenza e il cui Capo di Gabinetto di allora, già nell'autunno scorso aveva promosso un protocollo d’intesa sulla Movida romana con i gestori dei principali locali dell’Eur volto a collaborare insieme nella gestione della sicurezza, all’interno e all’esterno dei locali». Al centro del protocollo d’intesa la realizzazione della ricerca “#moVita. La percezione della sicurezza nella Movida romana”, promossa dalla Questura di Roma e diretta dal prof. Nicola Ferrigni e realizzata con il supporto del Commissariato Esposizione. La ricerca #moVita è stata realizzata nel periodo febbraio-settembre 2018 e ha visto intervistati 1.166 giovani frequentatori di 8 locali della movida del IX Municipio di Roma: Room 26, San Salvador, Exè, Spazio Novecento, Fiesta, Bibliotechina, Le Terrazze e Love Park al fine di analizzare i comportamenti che caratterizzano la frequentazione da parte dei giovani delle discoteche romane, nonché a comprendere la loro percezione della sicurezza sia all’interno che all’esterno dei locali; nel contempo, la ricerca ha consentito di mettere in luce alcune “best practices” rispetto alla gestione di un fenomeno così complesso come quello della sicurezza negli spazi del divertimento. «Spruzzare in un locale uno spray urticante – prosegue il prof. Nicola Ferrigni – senza alcuna minima consapevolezza delle gravi conseguenze che un’azione del genere può comportare, deve far riflettere sulla scarsa cultura della sicurezza da parte dei ragazzi e che utilizzano sostanze pericolose senza percepirne il rischio». E i risultati dello studio lo testimoniano. La ricerca sulla Movida ha restituito infatti una serie di dati interessanti sulla diffusione di alcuni comportamenti devianti all’interno dei locali: ben il 40% dei frequentatori dichiara di recarsi nei locali avendo già consumato alcol (nello specifico, il 26,7% vino e birra, il 13,3% superalcolici), mentre il complessivo e preoccupante 13,8% afferma di aver assunto sostanze stupefacenti prima di andare in discoteca (nel dettaglio, il 9,6% droghe leggere e il 4,2% droghe pesanti). Ma il dato più allarmante riguarda soprattutto quel 29,2% circa di intervistati che afferma di essersi messo alla guida dopo aver consumato alcol o assunto droghe. Ancora, è significativa la percentuale di alcune condotte che si muovono lungo la linea di confine tra il pericoloso e l’illecito e di cui i frequentatori sono stati testimoni almeno una volta: il 32,3% ha assistito a risse o altri episodi di violenza, il 22,8% all'utilizzo di droghe, il 15,4% a episodi di vandalismo, degrado e sporcizia, il 14,7% a furti e rapine, e ben il 12,8% a spaccio di droga. «Individuare misure finalizzate a garantire che il divertimento possa avvenire in condizioni di piena sicurezza – continua il prof. Ferrigni – non può tuttavia prescindere da una preventiva conoscenza e comprensione scientifica dei fenomeni, ed è su questo aspetto che il progetto pilota della ricerca sulla Movida ha visto rinnovarsi la sinergia tra Polizia di Stato e Università già proficuamente sperimentata in occasione della ricerca sulle Barriere all’Olimpico. Un vero e proprio “metodo” di lavoro consolidato e funzionale alla costruzione di una piena e reale cultura della sicurezza nel nostro Paese poiché dimostra che la comprensione dei fenomeni non può prescindere dalla conoscenza tramite la ricerca sul campo in sinergia con il mondo accademico, quale azione propedeutica e indispensabile per la successiva individuazione delle misure di sicurezza (non di polizia) .