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Salvo Vitale ci ha lasciati pochi giorni dopo aver compiuto 82 anni, portando con sé una memoria viva e insostituibile della stagione di lotta e di sogno che fu anche quella di Peppino Impastato, con il quale condivise le battaglie di Radio Aut. Con i suoi libri - tra cui l’ultimo, “Cento passi avanti e qualche passo indietro” - ha custodito e trasmesso l’eredità di Peppino, trasformandola in racconto, poesia e memoria collettiva. Una testimonianza che non era solo ricordo, ma stimolo per le nuove generazioni, un invito costante a non smarrire “l’idea” che animava le lotte degli anni Settanta: giustizia sociale, libertà, fratellanza, bellezza, ribellione alle ingiustizie. La sua voce, la stessa che aveva accompagnato la battaglia di Felicia Bartolotta (madre di Peppino) e dei compagni per la verità sull’assassinio di Peppino Impastato, ha continuato a farsi sentire fino all’ultimo. Anche nelle interviste, come quella rilasciata due anni fa - diverse settimane dopo la cattura di Matteo Messina Denaro - al grande giornalista Andrea Purgatori. In quell’occasione Vitale rievocò i giorni oscuri dell’omicidio voluto da Cosa Nostra e il lungo, lunghissimo e faticosissimo percorso verso il riconoscimento della verità. Un dialogo che non fu soltanto cronaca, ma anche riflessione sul presente, sul rischio di nuove forme di solitudine e di conformismo: pericolose al punto da alimentare persino l’indifferenza. Ed è proprio ricordando gli anni della lotta che Vitale, nell’intervista con Purgatori, rievoca la figura del temuto boss di Cosa Nostra, Gaetano Badalamenti, originario di Cinisi, che tra gli anni ‘60 e ‘70 ha ricoperto un ruolo di primo piano nei vertici mafiosi, fino a diventare per un breve periodo il capo della Commissione provinciale di Palermo, la cosiddetta “Cupola”. Restando a Cinisi, Vitale ha richiamato alla memoria il cosiddetto “Villaggio Z10”: un progetto di speculazione edilizia previsto nella contrada Z10, a ridosso del mare, che contemplava la costruzione di un grande complesso turistico-residenziale. Come ricordava Vitale, quel progetto, “finanziato con sei miliardi di lire dalla Cassa del Mezzogiorno”, era sostenuto da interessi mafiosi e politici locali, con la pesante ombra di Badalamenti. Ad opporsi furono proprio Peppino Impastato e il suo gruppo di compagni, tra cui lo stesso Vitale. Attraverso Radio Aut e diverse attività politiche, quel gruppo di giovani attivisti denunciò pubblicamente l’operazione, smascherandone i legami con Cosa Nostra, l’intreccio affaristico-mafioso e ridicolizzando, anche in questo caso davanti a tutti, il temuto boss di Cinisi, Gaetano Badalamenti. Salvo Vitale non ha mai dimenticato quell’ultima sera: quando Peppino Impastato venne ucciso. Era il 9 maggio 1978 quando lo vide lasciare per l’ultima volta la sede di Radio Aut, per rientrare a casa; dove, però, non farà mai ritorno. Un’immagine rimasta incisa nella memoria, e che ripercorre insieme ad Andrea Purgatori. Il ricordo è ancora vivido: Impastato che, all’uscita dalla sede di Radio Aut, si allontana per fare rientro a casa, e poco distante un’auto nera che lo segue. Un dettaglio che, col tempo, si è trasformato in certezza. ✅ Ti è piaciuto questo video? Metti un LIKE e ISCRIVITI al canale👆 Sostienici con una DONAZIONE: 👉 https://shorturl.at/lqBNV ANTIMAFIADuemila è anche su: ➡️Instagram: / antimafiaduemila ➡️Facebook: / antimafiaduemilaofficial ➡️Twitter: / antimafia2000 ➡️Telegram: https://t.me/amduemila ➡️ TikTok: / antimafiaduemila SCOPRI TUTTE LE NOTIZIE ONLINE 👉https://www.antimafiaduemila.com