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I marinai di Buchenwald Nel maggio del 1945, 7 marinai di Gaeta internati nel campo di concentramento di Buchenwald, Corrado Magnani, Giovanni Colaruotolo, Antonio Mitrano, Antonio Ruggieri, Erasmo Pasciuto, Giosuè Avallone ed Apostolo Fusco, mettendo a repentaglio la propria vita, riuscirono ad individuare, recuperare e dare degna memoria alla salma della principessa Mafalda di Savoia contessa d’Assia. La secondogenita del re d'Italia Vittorio Emanuele III, dopo l'8 settembre del 1943 venne fatta arrestare dal Comandante dell'SD e della Gestapo a Roma, Herbert Kappler, ed internata nel lagher nazista di Buchenwald. Nell'agosto del 1944 gli anglo-americani bombardarono il campo di concentramento e la baracca in cui era prigioniera la principessa fu distrutta. Mafalda di Savoia riportò gravi ustioni e contusioni varie su tutto il corpo. Fu ricoverata nell'infermeria della casa di tolleranza dei tedeschi del lager, ma senza cure le sue condizioni peggiorarono. Dopo quattro giorni di tormenti ed agonia, Mafalda morì dissanguata, nella notte del 28 agosto del 1944. Il suo corpo, grazie all’intervento di un sacerdote boemo del campo, padre Tyl, non venne cremato, ma messo in una bara di legno e seppellito in una fossa comune. Solo un numero: 262 identificava il cadavere di una donna. Trascorsi alcuni mesi, i sette marinai di Gaeta, tra mille difficoltà e rischiando la loro vita, individuarono nel campo la sua tomba anonima e realizzarono una lapide riportando il nome della principessa Mafalda di Savoia contessa d'Assia. Servizio andato in onda nelle edizioni del LazioTg del 03/03/12