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6 gennaio 2013 Giornata splendida sulle colline marchigiane di Senigallia (AN), la pasquella itinerante tra le case di campagna della frazione di Roncitelli. Grazie ai suonatori dell'associazione "La Damigiana" http://www.ladamigiana.com/ e a tutti i Senigalliesi e Roncitellesi che si dedicano a mantenere vive le nostre tradizioni popolari. da http://pitriommia.wordpress.com/2011/... "Cos'è la Pasquella? La Pasquella è un canto rituale di questua dalle origini antichissime tipico dell'Epifania dove i suonatori questuanti portano di casa in casa l'annuncio della venuta del Bambin Gesù, augurano la fortuna per l'anno entrante e chiedono in cambio cibo e vino. Il canto ha una struttura codificata sin da tempi immemorabili, ma spesso e volentieri i suonatori che lo eseguivano, quando si presentava l'occasione, aggiungevano all'impronta nuove strofe relative al luogo dove si trovavano o a fatti memorabili lì accaduti. Ricorda Domenico Ciccioli del gruppo Pitrió' mmia che nel passato, quando la tradizione della Pasquella era ben radicata, c'era sempre molta attesa, nelle case del contado, per i suonatori della Pasquella, che venivano puntualmente accolti con allegria e generosità. Com'era la Pasquella? I suonatori arrivavano in ogni casa, chiedevano con cerimoniale cortesia il permesso di poter suonare la Pasquella (permesso che veniva negato solamente nelle case col lutto, dove comunque veniva offerto qualche dono), la famiglia si riuniva e, mentre tutta la gente ascoltava il canto e l'organetto, la vergara (la moglie de lu vergà') si preoccupava di prendere doni in natura da dare ai suonatori. Quando l'atmosfera era propizia, si faceva anche qualche stornellata di saltarello. Nel periodo della Pasquella s'era ultimata da pochissimo la pista, ossia l'uccisione del maiale e la lavorazione delle sue carni (altro rituale sentitissimo nelle nostre campagne, che si doveva effettuare assolutamente durante la luna vòna, ossia luna calante, ma questo è un altro discorso), per cui i suonatori ricevevano spesso in dono anche qualche salciccia. Nessuno dava mai denaro ai suonatori: l'usanza era quella di dare omaggi in natura. Il denaro, d'altronde, non era una cosa molto presente nelle povere case dei contadini di allora. Solo in epoca recente, dagli anni sessanta in poi, dopo la rinascita della tradizione della Pasquella in un mondo totalmente nuovo e diverso rispetto a quello dove per secoli si era eseguito il canto rituale, è venuta l'abitudine di offrire denaro. Parliamo di rinascita in quanto dopo la guerra, ricorda sempre Domenico, la tradizione della Pasquella andò gradatamente scemando fin quasi a scomparire, anche se il brano continuava a tramandarsi oralmente. La pace ritrovata e la conclusione di un orrore che era sembrato non finire mai, i tanti lutti, le ristrettezze, fecero sì che la voglia di ricominciare daccapo, di dimenticare il passato e la tremenda miseria, fecero anche dimenticare i canti popolari della tradizione, che cedettero il passo alla canzone moderna."