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Il 5 febbraio scorso, la splendida cornice dell’ex Convento di San Francesco a Conegliano ha ospitato il "battesimo" del nuovo ciclo di Perle di Archeologia 2026. Non è stata la solita conferenza accademica ingessata, ma un vero e proprio viaggio nel tempo che ha saputo coinvolgere un pubblico numeroso e curioso, desideroso di riscoprire le radici del proprio territorio. Al centro della serata, il racconto di una sfida vinta: i primi cinque anni del progetto reLacus, l'iniziativa che ha riportato l'attenzione scientifica (e non solo) sui siti palafitticoli dei laghi di Revine Lago e Tarzo. A guidare il racconto sono stati due protagonisti che questo progetto lo hanno vissuto sul campo: la dott.ssa Marta Modolo, archeologa dell’Università di Milano e Ferrara, e l’architetto Lorenzo Fattorel. A tenere le fila del discorso, con la consueta competenza e un pizzico di brio, ci ha pensato Michele Zanchetta, Direttore dell'Associazione Nazionale Archeologi (ANA), che ha saputo moderare l'incontro trasformandolo in un dialogo dinamico. Il cuore del dibattito è ruotato attorno a un concetto fondamentale: l'archeologia non appartiene solo agli esperti, ma è un bene comune. La forza di questo primo incontro è stata la capacità di dimostrare che l'archeologo moderno non è più (solo) quello con il pennellino in mano, ma un professionista che dialoga con la politica, l'economia e il turismo. Michele Zanchetta lo ha ribadito con forza: raccontare il passato è il modo migliore per dare valore al presente e progettare un futuro consapevole per le nostre città.