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Era tanto tempo che sentivo parlare della fioritura dei narcisi sul Monte Croce, ma ancora non mi ero deciso ad andare. Un buon posto, per carità, ma lo reputavo una delle solite, classiche, mete forzate di ogni fotografo che si rispetti. Sinceramente non mi attraeva più di tanto, e l'idea di andare su per fare solo una foto ai fiori mi ha sempre spinto a rimandare. Quest'anno ho trovato un ritaglio di tempo e, con il mio amico Claudio, abbiamo deciso di andare. Se mi sono ricreduto sull'idea iniziale che mi ero fatto? Altro che... credo che questa sia stata, senza dubbio, una delle uscite più belle ed interessanti che abbia mai fatto. Il Monte Croce fa parte delle Apuane Meridionali, si trova nel comune di Stazzema e la sua vetta raggiunge i 1314 metri. È così chiamato poiché i quattro crinali principali che lo formano si intersecano più o meno perpendicolarmente a formare una croce. Visto da lontano il monte è decisamente una enorme collina di colore mutevole secondo la stagione: dal verde intenso primaverile, al giallo rossastro autunnale, al bianco invernale quando è coperto dalla neve. Da sempre è rinomato per la bella fioritura dei narcisi nella primavera avanzata tanto è vero che è conosciuto anche come il monte delle giunchiglie. In vetta c’è una croce molto semplice e si gode di bella vista specialmente sul gruppo delle Panie, e dalla parte opposta del versante, si affaccia la Versilia e tutto il litorale tirrenico fino alla Liguria. La partenza è la nostra, consueta, alzata mattutina, o meglio, notturna. Ore 3:30 suona la sveglia. A Maggio, il sole sorge molto presto, quindi è uno sforzo obbligato. Mi ritrovo con Claudio e si parte in direzione Palagnana. La strada è stretta ma ben percorribile. Arriviamo in cima al paese, fino a che la strada non termina. Parcheggiamo. Borsone in spalla e torcia accesa in testa. Comincia la salita per raggiungere la vetta. Sono le 5:03. L'aria è fredda, umida. Il cielo ancora buio. Solo in lontananza si nota un bagliore più chiaro nel cielo. Ci incamminiamo lungo il sentiero, ormai ben visibile anche di notte, data l'affluenza di persone che in questo periodo viene quassù. Man mano che si sale, la fatica si fa sentire. L'aria pungente strozza la gola, si respira a fatica. Ogni tanto ci fermiamo per fare qualche video e per riprendere fiato. Il paesaggio è mozzafiato già a metà percorso. Si comincia ad intravedere ciò che ci circonda, dato che il cielo sta pian piano schiarendo. È una piccola grande terrazza sulla Garfagnana. Continuiamo a salire più in alto ed incontriamo i primi narcisi fioriti. Alzando lo sguardo, si intravede il pendio coperto da un enorme tappeto bianco, che con la flebile luce del mattino comincia a svelare tutta la sua bellezza. Siamo quasi in vetta. Ai lati del sentiero è praticamente tutto bianco. Bellissimo. Non vediamo l'ora che venga fuori il sole. Intanto piazziamo il cavalletto e scattiamo le prime fotografie. Saliamo fino in cima, alla croce. Una nuda e semplice croce di ferro, che domina questo immenso paradiso. Da quassù si vedono le cime più importanti delle Alpi Apuane: la Pania, Il Procinto, il Prana e il Matanna. Sull'altro versante si intravede addirittura Portovenere e la Palmaria. Sembra di affacciarsi ad una finestra sull'infinito. Posizioniamo le fotocamere scegliendo con cura la scena, in quanto il sole stare spuntare. La luce arriva di colpo, uscendo dalle nuvole basse sotto di noi. Il tappeto dei narcisi prende finalmente vita. Il bianco etereo dei fiori si scalda e si illumina. Il verde intenso dei prati vira repentinamente ad un giallastro intenso, come se, tutt'ad un tratto, qualcuno avesse cambiato il colore del mondo. Bellissimo. Sembra di essere su un altro pianeta. I primi scatti sono quelli più euforici. Cerco di spostarmi velocemente e cambiare inquadratura, per poter sfruttare questi attimi brevi e preziosi. Alterno le foto alle riprese video. Sono ubriaco di emozioni e stupore. Passati i minuti più belli di luce, torniamo in vetta. Dopo le classiche foto aperte e panoramiche, monto il teleobiettivo, che mi permette di immortalare pezzi di paesaggio più ristretti. Sotto di noi, un mare di nuvole sta pian piano salendo. E' incredibile vedere come, lentamente, le case spariscano nella nebbia, come se venissero mangiate inesorabilmente dal nulla. Facciamo qualche foto e qualche time-laps. La luce pian piano si fa sempre più dura. Il sole è alto, sopra di noi ormai. L'alba esala il suo ultimo respiro della giornata. Io e Claudio ci guardiamo. Non vorremmo, ma è ora di scendere. La mattinata ci ha regalato forti sensazioni. Oggi portiamo a casa molti scatti e ricordi. Sicuramente il prossimo anno non mi lascerò scappare un'altra occasione per tornare quassù. Spero che qualche pezzettino di emozione riesca a comunicarlo anche a voi, guardando questi scatti. Buona visione.