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Il Salve Regina è un’ode rivolta al Cielo, alla Madre di Cristo, alla Donna che fu Madre di Cristo. Il luogo, la Cattedrale Santa Maria Assunta di Segni, in provincia di Roma. L’Oratorio, a metà fra il sacro ed il popolare, che si rifà alla tradizione contadina dell’Italia centrale ha aleggiato a lungo fra le navate della Cattedrale. La solennità del luogo, la sua sacralità, l’atmosfera gioiosa che accompagna la venuta alla luce di ogni nuovo nato, ha fatto da quinte al concerto del M° Ambrogio Sparagna. Un omaggio che è un viaggio, a ritroso, attraverso la memoria storica di odi antiche, pure, sincere, legate indissolubilmente al culto mariano. Il concerto chiude, idealmente, i festeggiamenti del Natale, onorato anche quest’anno da innumerevoli, ed originali, presepi allestiti in città. Il programma musicale, così come pensato dal M° Sparagna, ha spaziato fra brani più vicini alla Liturgia tradizionale, intersecati da musiche che con il “volgo” hanno una più intima assonanza. Quattro musicisti ed un quintetto di voci che si sono cercati, intersecati, fusi ed amalgamati; una poesia che si librava alta e pura. Strumenti semplici, a volte poveri, originali ed a volte misteriosi. Le voci, semplicemente sublimi, nella loro fresca giovinezza, hanno regalato momenti di pura estasi. Un’Ave Maria di struggente bellezza, per voce e organetto, in un silenzio assoluto, ha penetrato ogni spazio, ogni cellula, ogni atomo fino a toccare l’animo più profondo di tutti gli spettatori. Il tempo sembrava cristallizzato, fermo, immobile, impotente al cospetto di tanta bellezza. Le zampogne di Marco Iamele e Marco Tomassi, come “moderni” metronomi a sottolineare un lasso temporale preciso, a richiamare alla mente degli spettatori, quei “camminanti” che, con la loro musica che viaggiava fra le terre del nostro stivale, annunciavano la lieta novella. L’organetto del M° Sparagna che, nonostante la peculiarità dei brani eseguiti, non smette mai di coinvolgere, regala gioia, un piacere sottile, dando agio a chiunque di assaporarne le ritmate melodie che scaturiscono dal suo ventre. La ghironda, il violino a tromba, lo scacciapensieri, i flauti ed anche una conchiglia, tanto per citarne alcuni, sono gli strumenti magistralmente “domati” dall’ecclettico Erasmo Treglia. Strumenti che simboleggiano la creatività dell’uomo e la sua ricerca di suoni sin dai tempi più antichi. La processione, che ha percorso la navata centrale, ha rinvigorito, qualora possibile, ancor di più il legame fra l’uomo e la nascita di Cristo; un campanello, i cui rintocchi hanno simboleggiato il collante fra musica e Liturgia, ha aperto e chiuso la Processione. Ancor più suggestivo il momento in cui i musicisti sono giunti ai lati dell’Altare maggiore, sovrastato da un Presepe quasi a grandezza naturale, e gli hanno reso omaggio, non tanto alla rappresentazione fine a se stessa, quanto al significato religioso della stessa. Molto apprezzata anche la storia dell’Usignolo, che la tradizione vuole possegga il canto più bello fra i volatili; un momento di “leggerezza” molto applaudito, soprattutto per come Erasmo Treglia ha “interpretato” l’Usignolo che gorgogliava all’unisono con l’Organetto del M° Sparagna. In chiusura di Concerto tre brani dal ritmo travolgente, gli strumenti che quasi facevano a gara per emergere fra gli applausi, e le voci del coro i cui cinque giovani elementi hanno fornito prova di maturità musicale, estro interpretativo e grande duttilità espressiva. In conclusione, come consuetudine, il M° Sparagna ha nuovamente assemblato un concerto unico, di rara bellezza, continuando, con la sua instancabile ricerca, a regalarci squarci di vita contadina, rurale, tradizionale ed autentica che arricchisce l’anima e riscalda il cuore. Michela Cossidente © 2015 HTO.tv — all rights reserved