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Sandra Stocchetto, Il 'negozio' del caffè nella Serenissima. Centro Culturale Candiani, Mestre-Venezia, data 2024, ore 18. Conferenza per 'Il Circolo Veneto', progetto VeneziE (direttore: prof. Antonio Manno). https://www.ilcircoloveneto.eu/venezie - - - - - - - - - - - - - Sulla base di fonti d’archivio, si ricostruisce la gestione della Serenissima di un pilastro del suo sistema economico: il commercio del caffè, da cui derivarono immensi tesori. L’acqua negra bollente, sconosciuta in Europa - le prime notizie giungono a Venezia nel 1573 -, ma ampiamente consumata nei kahvedane del Medio Oriente dall’inizio del XVI secolo, è introdotta alla metà del secolo successivo nella città lagunare dalle comunità foreste: i mercanti ebrei del Ghetto, gli armeni di Ruga Giuffa, i turchi di passaggio e residenti, ma anche le enclave di veneziani nel Levante. Nel 1674, l’Erario ne intuisce le potenzialità economiche e smantella la vendita vagante praticata da immigrati levantini e acquavitai regolamentando la vendita e la distribuzione in bevanda e in grani e affidandola all’Arte di Aqua di Vita (1680-81), che ne detiene il monopolio fino alla fine della Repubblica. Il caffè diviene il bene più redditizio del commercio del Levante grazie a una colonia di mercanti veneziani - per la maggior parte ebrei residenti nel Ghetto - al Cairo e Alessandria. La relazione di un deputato del Consorzio d’Egitto fa luce sulle varietà e la provenienza importate a Venezia. Ai primi decenni del XVIII secolo il caffè coloniale stravolge il mercato che diviene mondiale. Venezia reagisce creando un tessuto economico organico integrato tra Venezia e Terra Ferma, verso cui si orientano i consumi: 28 milioni di tazzine l’anno in città e nello Stato. Il censimento delle botteghe da caffè di Venezia e dei domini documenta l’apice dei consumi: gli esercizi sono ben 588.