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Sono passati 25 anni dalla Legge sul randagismo in Italia e 21 da quella pugliese. Leggi e regolamenti ispirati non solo dai principi animalisti ma da reali e pratiche necessità sanitarie, di sicurezza e prevenzione rispetto al fenomeno. Ma a prescindere da come la pensiate e se siano lager o no i canili restano luoghi brutti dove nessun cane dovrebbe finire i suoi giorni. A Taranto, invece, e non solo per colpa degli enti che amministrano e hanno competenze sul tema la situazione non è delle migliori. Il bubbone viene da lontano considerato che l’affare muove in Italia circa 350milioni di euro l’anno che interessano solitamente non chi ha cuore gli animali (per la legge le associazioni animaliste non possono perseguire fine di lucro) ma gruppi o imprese che fiutano il buon mercato in cui a fronte di una spesa minima e non contestabile dagli utenti è in grado di dare buone rendite. Dopo i reiterati scandali che hanno interessato il vecchio canile San Raphael nato all’epoca del Sindaco Di Bello e gestito da privati, ora le attività il Comune preferisce controllarle in maniera diretta. Una cautela non esente da qualche difficoltà, come ci dice l’Assessore all’ecologia e ambiente del Comune di Taranto, Vincenza Vozza, che invece auspica una maggiore collaborazione proprio con le associazioni e movimenti che si occupano del benessere psico-fisico degli animali da affezione. Dentro il canile sanitario meglio conosciuto come “ex macello” sulla strada per Martina Franca al rione Tamburi, i cani per legge dovrebbero starci al massimo 60 giorni: il tempo insomma per controllare la loro salute e per fare la sterilizzazione delle femmine nel tentativo di prevenire o controllare altre nascite. Ma non va sempre così. Il Comune di Taranto, infatti, attraverso le sue strutture spesso sopperisce anche alle emergenze di altri comuni (Castellaneta, Crispiano, Sava per citarne alcuni) e gli animali che dovrebbero uscire da lì per trovare spazio in strutture con spazi più ampi sono costretti invece ad attendere in una sorta di lista d’attesa che non salva nessuno, a volte neanche cuccioli e mamme in attesa di partorire. Ad onore del vero abbiamo registrato da parte dell’Assessore Vozza una volontà a rendere più tollerabile e più umano tutto ciò. Noi proviamo in questo breve servizio a riproporre un tema di civiltà dando anche qualche banalissimo consiglio: come quello di aprire il più possibile alla comunità e alle associazioni e favorire le adozioni nel tentativo disperato di dare una casa, cure e affetto a creature viventi e non a pericolosi criminali costretti in gabbia. Questo video è una anticipazione dell'intero reportage che andrà in onda nei prossimi giorni su TV Med canale 649 del digitale terrestre.