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“Il Tesoro dei Faraoni” – Scuderie del Quirinale, Roma 2025 Sintesi ragionata del percorso espositivo La mostra presenta un itinerario compatto ma densissimo attraverso oggetti–chiave della regalità e della religione egizia, con un taglio didattico che mette a fuoco simboli, funzioni e messaggi politici delle opere. Di seguito una sintesi integrata dei nuclei principali, basata sui pezzi osservati in sala. --- 1) Protezione, rigenerazione, eternità Stele funeraria di Sheri La piccola stele votiva con doppio Occhio di Horus (Udjat) introduce il lessico simbolico dell’aldilà. La presenza simultanea dei due occhi – solare (destro) e lunare (sinistro) – è una scelta rara che dichiara protezione totale del defunto e equilibrio cosmico (giorno/notte, vita/morte). La scena d’offerta sottostante, con il defunto seduto e l’offerente in piedi, visualizza il ciclo di nutrimento rituale dell’anima. Accanto, un amuletto con l’Occhio Udjat chiarisce che “Udjat” non è un secondo simbolo, ma l’occhio di Horus “guarito e reso integro”: emblema di salute, completezza e resurrezione. --- 2) Gesto e postura come linguaggio Le statue private e regali mettono in scena un codice univoco: Maschile: piede sinistro avanzato = vita attiva, capacità di agire nell’aldilà, orientamento all’Oriente (rinascita solare). Femminile: spesso piedi uniti = stabilità e protezione domestica/rituale. Il confronto fra una figura maschile in passo e Satmeret, moglie di Neferherenptah, coi piedi composti, rende evidente la complementarità dei ruoli: azione e continuità. --- 3) La rivoluzione di Amarna Il rilievo con Akhenaton e la famiglia in adorazione di Aton segna il cambio di paradigma: il dio non è antropomorfo ma disco solare i cui raggi terminano in mani che porgono l’ankh (il respiro della vita). È la fase più sperimentale dell’arte egizia: intimità familiare, naturalismo dei corpi, monoteismo atenista e centralità della luce come manifestazione del divino. --- 4) Porte della città sacra e viaggio dei monumenti Un grande pannello fotografico dell’ingresso del Tempio di Luxor (Tebe) ricostruisce la scena processionale: piloni, colossi di Ramses II e coppia di obelischi. Uno dei due oggi si trova a Parigi (Place de la Concorde), memoria materiale della fortuna moderna dell’antico Egitto e della circolazione ottocentesca dei cimeli. --- 5) Il faraone come “doppio” del dio Due opere mettono a confronto gradi diversi di prossimità tra re e divinità. Ramesse VI con il dio Amon: il dio, più grande e avvolgente, abbraccia il re. Icona della legittimazione dall’alto: Amon “genera” il sovrano e ne garantisce il potere. Thutmosi III e il dio Amon: stessa scala e stesso livello; i due siedono fianco a fianco. È una formulazione rara che comunica alleanza e coidentità: il potere divino e quello regale operano come un’unica volontà. In termini didattici, la mostra fa capire che l’arte egizia non illustra semplicemente scene religiose: formula tesi politiche in forma visiva. --- 6) Oro, volto e immortalità La Maschera funeraria d’oro di Amenemope (XXI dinastia) esprime la teologia della divinizzazione del defunto: l’oro – “carne degli dèi” – rende eterno il volto; gli occhi in pasta vitrea riattivano vista e coscienza; l’ureo in fronte protegge il sovrano. La maschera non è ritratto realistico, ma icona del corpo trasformato in essere solare. --- 7) Triade di Micerino: armonia e passo verso la luce La Triade di Micerino (Menkaura), con il re al centro, Hathor e una dea nomica, mostra la grammatica dell’ordine (Ma’at): proporzioni calibrate, piede sinistro in avanti per tutte le figure quando la dea partecipa al gesto regale, adesione al blocco per stabilità eterna. L’opera riassume la relazione a tre tra potere, natura e territorio. --- 8) Cosa insegna la mostra (in breve) Simboli chiave: Occhio Udjat (protezione/completezza), Ankh (vita), Ureo (sovranità), piede sinistro (azione vitale), doppio Occhio (equilibrio giorno/notte). Teologia del potere: dal dio che legittima (Amon che abbraccia) alla parità simbolica (Amon e Thutmosi fianco a fianco) fino alla luce di Aton come unico principio. Funzione delle immagini: non decorazione, ma strumenti operativi per garantire protezione, nutrimento rituale e rinascita. Persistenza e innovazione: una tradizione coerente (posture, gerarchie, materiali sacri) capace però di sperimentare (periodo di Amarna, circolazione moderna degli obelischi). --- Conclusione “Il Tesoro dei Faraoni” alle Scuderie del Quirinale 2025 è una lezione compatta su come leggere l’arte egizia: capire che cosa fanno le immagini (proteggono, legittimano, rendono eterno), come lo dicono (simboli, posture, materiali) e perché (ricostruire l’ordine del mondo e il ruolo del re). Dal doppio sguardo di Horus alla luce di Aton, dal passo sinistro alla pelle d’oro, il percorso mostra un’idea costante: l’immortalità è un progetto tecnico e simbolico, costruito in pietra, metallo e parole sacre.