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CASTELLAMMARE DI STABIA - Luigi Tommasino era stato assassinato da 4 mesi e già il clan D'Alessandro bussava alla porta di Palazzo Farnese. Incurante dello choc determinato dal delitto in tutta Italia, la cosca camorristica di Scanzano premeva sul Comune per un affare che le stava molto a cuore: la sosta abusiva. La chiusura da parte dell'amministrazione della "colonia dei ferrovieri", un'area demaniale utilizzata come parcheggio non autorizzato dalla malavita organizzata, aveva spinto Salvatore Belviso, oggi imputato per l'omicidio Tommasino e ritenuto in quel momento il "reggente" dell'organizzazione, a muoversi per ottenere la riapertura dello spazio. Così, in quel mese di giugno del 2009 che aveva visto la camorra stabiese scatenare un'offensiva sul territorio per mettere le mani sull'affare della sosta, le intercettazioni disposte per far luce sull'omicidio Tommasino registrarono l'attivismo del clan e dei suoi emissari. Il dato costituisce uno dei retroscena dell'inchiesta, condotta dal commissariato di Castellammare diretto dal vice questore Andrea Curtale e coordinata dai pm Pierpaolo Filippelli e Claudio Siragusa con il procuratore aggiunto Rosario Cantelmo, che ha portato ieri al fermo di 12 persone. L'indagine viene commentata con soddisfazione dal sindaco Luigi Bobbio che parla di «scenario fatto di perversi intrecci fra colletti bianchi, politica locale, mandanti e cointeressati di una vicenda che, sono certo, gli investigatori stanno facendo di tutto per chiarire in maniera totale e definitiva». Tre consiglieri comunali dell'epoca, tutti non indagati, furono contattati da persone di fiducia di Belviso allo scopo di sbloccare la situazione e individuare anche il funzionario che aveva materialmente dato il via all'operazione di chiusura della "colonia dei ferrovieri". Qualche giorno più tardi, il 19 giugno, uno dei consiglieri contattati assicurò a Belviso che almeno nel fine settimana successivo lo spazio sarebbe stato riaperto mentre un altro si informò della situazione presso l'allora sindaco Salvatore Vozza. Sentito come teste in Procura, Vozza ha confermato il contenuto della telefonata, peraltro intercettata, nella quale spiegava di non essere stato preventivamente avvisato dagli uffici comunali della chiusura dell'area. L'ex sindaco ha anche ricordato di essere stato avvicinato proprio quel giorno da un giovane in moto che gli aveva chiesto per quale ragione fosse stata chiusa al traffico la "colonia dei ferrovieri". L'offensiva dei D'Alessandro per controllare la sosta abusiva avrebbe segnato la sua fase più cruenta il 29 giugno di quell'anno, con l'omicidio del parcheggiatore Antonio Scotognella. Racconta uno dei pentiti dell'inchiesta, Michele Spera, che l'intenzione della cosca era proprio quella di «prendere il controllo di tutti i parcheggi». Così maturò la scelta di eliminare Scotognella, che lavorava come posteggiatore in un'area di Pozzano che, è sempre Spera a sostenerlo, Belviso considerava «un'unica cosa» con la "colonia dei ferrovieri". Un altro pentito, Vincenzo Polito, conferma la volontò di Belviso di «acquisire il controllo di tutti i parcheggi di Pozzano, dove si trovano i lidi di Castellammare di Stabia». E Raffaele Polito, il collaboratore di giustizia già condannato a 10 anni per l'omicidio Tommasino, si spinge ancora oltre: «Salvatore Belviso mi disse che voleva mandare via tutti i parcheggiatori. Dovevano andarsene con le buone o con le cattive. In quest'ultimo caso, ammazzandoli».