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Viene chiamata “Coroglio” la zona di Napoli immediatamente a ridosso di Capo Posillipo. Oltre ad offrire meravigliosi scorci panoramici sul Golfo e su Nisida, è anche il punto di collegamento con la zona di Bagnoli. La sinuosa e lunga discesa che parte dall’apice della collina di Posillipo ed arriva al mare ed al quartiere industriale è detta “Discesa di Coroglio. La strada era conosciuta, un tempo, come “Rampa dei Tedeschi”. Questo nome, tramandato dalla tradizione, si deve ad una serie di studi che alcuni archeologi tedeschi svolsero all’interno della grotta di Seiano, raggiungibile dalla discesa, agli inizi dell’Ottocento. Gli studiosi si stabilirono per lungo tempo lungo la strada finendo per “ribattezzarla”. La storia dei tedeschi e delle loro ricerche è raccontata da Luigi Lancellotti in “Sullo scavo della grotta di Sejano e sulla nuova strada di Coroglio”. Il nome della stessa zona affonda le sue radici dalla tradizione popolare. “Coroglio” deriva, infatti, dal termine napoletano “curuoglio” che, a sua volta, ha origine nel latino “corollio” (piccola corolla). Questo era “quel cercine o torciglione di panno, che si adatta sul capo a comodo trasporto di oggetti pesanti”, come scrive Gino Doria nel libro “Le strade di Napoli: saggio di toponomastica storica”. Probabilmente il nome è stato attribuito per la particolare forma del capo estremo del colle, molto simile ad un panno attorcigliato. Nisida è la più piccola isola del Golfo di Napoli, un grosso scoglio di origine vulcanica a forma di mezza luna che emerge nella parte orientale dello splendido mare di Pozzuoli. Fonte d’ispirazione di artisti e poeti e sempre avvolta da un velo di mistero, continua a sedurre il mondo per la sua straordinaria bellezza. Purtroppo, questa misteriosa e verdeggiante isoletta è inavvicinabile e si può ammirare solo da lontano, in particolare dall’alto del meraviglioso Parco Virgiliano di Posillipo. Nisida è parte dell’arcipelago delle isole Flegree, il suo nome deriva dal greco Nesis e significa “piccola isola”, ma oggi viene considerata una penisola, poiché nel 1936 fu collegata alla terraferma da una strada che l’ha definitivamente unita alla base di Posillipo, in una zona chiamata Coroglio. L’isola, che resta chiusa al pubblico per la presenza dell’Istituto Penale Minorile di Napoli, fu anche sede dell’Accademia Aeronautica e di un’importante base Nato. Nisida, da sempre divisa tra storia e leggende, è stata anche identificata come “l’isola delle capre” citata da Omero nell’Odissea. Inoltre, alcuni studiosi sostengono che lo spazio di mare tra Nisida e Capri, cantato dal poeta, sia il luogo abitato dalle famose sirene che tentarono Ulisse. L’isola è stata la dimora di molti personaggi storici e politici, già in epoca romana Lucio Licinio Lucullo vi costruì una grandissima villa, trasformandola in un famoso punto d’incontro per nobili e intellettuali. Il castello medievale che si innalza sulle sue rocce, di probabile epoca angioina, fu riadattato nel XVI secolo come baluardo a difesa del Regno di Napoli, poi adibito a lazzaretto durante l'epidemia di peste del 1626 e successivamente convertito in prigione nel periodo borbonico. Nel 1933 diventa la sede del penitenziario minorile. Questa piccola è bellissima isola, ricoperta da una ricca vegetazione e circondata da acque cristalline, grazie anche alla sua inaccessibilità, è riuscita a conservare intatta la sua antica natura, soprattutto nella parte di mare che si affaccia sull’insenatura di Porto Paone, la caldera del vulcano da cui l’isola ha avuto origine. Periodicamente però, Nisida si apre al pubblico e in determinati periodi dell’anno si può visitare attraverso dei tour organizzate da una serie di associazioni culturali.