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Valter Lavitola, ex direttore dell’Avanti, è imputato a Napoli con l’imprenditore romano Angelo Capriotti e il titolare di una altra impresa, Paolo Passalacqua (di Recco, Genova) in un processo per corruzione internazionale per la costruzione di quattro “carceri modulari” a Panama. Lavitola è già stato condannato in via definitiva per tentata estorsione ai danni di Silvio Berlusconi e per la vicenda dei finanziamenti statali indebitamente percepiti dall’Avanti. Guido Ruotolo lo intercetta nei corridoi del tribunale e riesce a rubargli l’intervista usando un microfono nascosto, riprendendo la scena con un telefono: Lavitola sembra aver deciso ha deciso di usare il processo per parlare e svelare il segreto che si nasconde dietro una apparentemente banale storia di corruzione e lascia intendere di conoscere molti altri segreti che riguardano l’ex presidente del consiglio, Silvio Berlusconi. Di cosa intende parlare Lavitola? De l’ “affaire” Gianfranco Fini costruito ad arte quando l’allora Presidente della Camera era ai ferri corti con il leader del Popolo delle libertà, Silvio Berlusconi. Valter Lavitola trovò i documenti per dimostrare che una casa a Montecarlo, lascito di una donazione ad Alleanza nazionale e dunque al partito di Fini, era finita al cognato dello stesso presidente della Camera, Giancarlo Tulliani (oggi latitante a Dubai per riciclaggio). Fu Lavitola, a Santa Lucia, un'isola caraibica paradiso fiscale, ad ottenere la conferma del ministro della Giustizia che dietro una società coinvolta nella compravendita della casa di Montecarlo c’era Tulliani. Cosa si potrebbe nascondere dietro il processo per corruzione internazionale (le quattro carceri da costruire a Panama)? Una triangolazione attraverso le aziende di Stato per ricompensare chi aveva fornito i documenti per inguaiare Fini. Perciò l’ex direttore dell’Avanti, depositando al processo per la corruzione internazionale un corposo elenco testi, vuole trasformare una banale storia di tangenti in un affare internazionale. In una nota a integrazione della lista testi, l’imputato che chiama a deporre Silvio Berlusconi, Franco Frattini, Gianni Letta, tra gli altri, rivela: «La realizzazione di carceri con container in luogo di celle tradizionali, è stata inserita in un memorandum per la cooperazione internazionale, in materia di sicurezza, finalizzato alla lotta al narcotraffico e al terrorismo e alla protezione del Canale di Panama, infrastruttura di enorme interesse strategico nel settore civile e militare a livello globale». Che c’entra un piccolo carcere di prefabbricati col terrorismo internazionale? Lavitola lascia intendere che gli Stati Uniti sono stati coinvolti in questa vicenda, non fosse altro perché una loro impresa ha dovuto rinunciare ai lavori di raddoppio del Canale di Panama, essendo legittima vincitrice della gara d’appalto, in favore di imprese italiane.