У нас вы можете посмотреть бесплатно Quillo è stordo - Enzo Costanza e Adolf- parodia Bella storia di Fedez - или скачать в максимальном доступном качестве, видео которое было загружено на ютуб. Для загрузки выберите вариант из формы ниже:
Если кнопки скачивания не
загрузились
НАЖМИТЕ ЗДЕСЬ или обновите страницу
Если возникают проблемы со скачиванием видео, пожалуйста напишите в поддержку по адресу внизу
страницы.
Спасибо за использование сервиса ClipSaver.ru
La nuova canzone di Enzo Costanza e Adolf: “Quillo è stordo” Una parodia della canzone di Fedez "Bella storia”, con un testo ironico e divertente dedicato ad Avellino Il video è stato girato in varie zone della città, da piazza Libertà a Corso Vittorio Emanuele, da Corso Umberto a rione Mazzini. Il mood della canzone è la frase “quillo è stordo”, un tormentone, una delle espressioni più utilizzate nei discorsi ad Avellino ma anche in provincia, per indicare una persona un po’ sciocca, credulona, imbranata, “stordita”. Proprio dalla frase “quillo è stordo” è nata l’idea della canzone, nella quale si descrivono l’atmosfera tipica che si respira ad Avellino e il linguaggio utilizzato. Con leggerezza ma anche con qualche riflessione più seriosa si racconta anche la storia di questa nostra città, tra sogni da realizzare ed opere incompiute. L’idea del “pezzo” è di Enzo Costanza e del cantante Adolf che insieme hanno interpretato la canzone. Si parte con la frase “Piove spesso a Piazza Macello”, vista l’abbondanza di precipitazioni nel capoluogo, per terminare con “Noi amiamo questa città, abbiamo il lupo nel Dna”, che indicano la profonda appartenenza alla terra irpina. Si parla di amori che nascono in periferia, di opere pubbliche mai completate, con riferimenti alle tendenze “enjoy” e alla "filosofia" di Gigi Marzullo. La regia del video è di Guido Crescitelli, l’art director è Lisa Minichiello. I protagonisti sono Enzo Costanza e Adolf, con la partecipazione di Mattia Managò, Enrico Colella , Valentina Mazzarella e Sofia Camuso. La canzone è stata registrata da Enrico Petrozziello negli studi Petrof di Montemiletto.