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Nel dibattito pubblico italiano, il 1977 è spesso evocato come un’appendice radicalizzata del Sessantotto o come una parentesi confusa destinata a essere riassorbita nel racconto della violenza politica. In realtà, il cosiddetto «Settantasette», rappresenta qualcosa di diverso e, per molti aspetti, irriducibile a schemi già noti. Il contributo che qui proponiamo prende spunto dalla presentazione del libro di Emilio Mentasti, «Cento fuochi. La lotta armata nel ’77», pubblicato da «DeriveApprodi». L'evento si è tenuto a Milano, il 18 dicembre 2022, presso la libreria Calusca di via Conchetta: un luogo che, non a caso, è da decenni uno spazio di memoria critica e confronto sui movimenti e sulle fratture della storia repubblicana. Il libro e il dibattito che ne è seguito offrono l’occasione per tornare su un anno che segna una cesura profonda. Il 1977 non è soltanto un momento di conflitto acuto, ma anche, secondo i relatori, l’ultimo periodo in cui, in Italia, una parte consistente della società ha provato a immaginare un cambiamento radicale dell’ordine esistente. Un movimento, definito «composito, anticapitalista, internazionalista, anti-autoritario», capace di coinvolgere donne, studenti, lavoratori, detenuti, soggetti fino ad allora considerati marginali o esclusi dalla rappresentanza politica tradizionale. Nel dibattito emergono alcuni nodi centrali: il ruolo svolto dal Partito comunista italiano, spesso descritto come fattore di depotenziamento del conflitto; la centralità del 1973, come anno di svolta economica e politica; l’idea del riformismo come avversario; e soprattutto il rapporto, tutt’altro che lineare, tra movimento del Settantasette e lotta armata. C'è poi il tema della mancanza di una continuità automatica tra il Settantasette e la strategia brigatista. Al contrario, il dibattito mette in luce la non coniugabilità tra la natura diffusa, frammentata e plurale del movimento e la «geometrica potenza» delle Brigate Rosse. In quel contesto si collocano esperienze diverse: Prima Linea, le Brigate comuniste, le Formazioni comuniste combattenti, Azione Rivoluzionaria. Un panorama variegato, segnato da un incremento esponenziale degli attentati tra il 1976 e il 1977, ma anche da una profonda assenza di ricostruzioni collettive condivise. Insomma, il contenuto che qui proponiamo non intende offrire una sintesi definitiva, né una lettura pacificata. L’obiettivo è piuttosto quello di restituire parte della complessità di un passaggio storico che continua a interrogare il presente, soprattutto per le sue contraddizioni e le fratture che ha lasciato in eredità.