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numeri, cioè a 58 lavoratori licenziati: turni spezzati massacranti, dalle 5 del mattino fino a mezzogiorno e dalle ore 16 alle 22, con una pausa di quattro ore, che per molti dipendenti significa dover pranzare senza poter rincasare, a causa delle distanze. Tra le rivendicazioni che hanno portato a licenziamenti c'è il sistema di lavoro a chiamata, che nei periodi di picco delle attività arriva fino a 13 ore di lavoro complessivamente lavorate, per un impegno che di fatto copre i tre quarti della giornata ed è in palese violazione del diritto al riposo giornaliero di 11 ore continuative, persino sei giorni su sette, e che arriva fino a 300 ore lavorative mensili. Di converso, quando vi è un calo delle attività, i lavoratori vengono obbligati a restare a casa con un semplice messaggio telefonico, inviato anche pochi minuti prima dell'inizio dell'orario di lavoro. Tutto ciò, a fronte di uno stipendio e una paga oraria di circa 5 euro. Questi sono numeri e fatti. Da una parte, un'azienda che dice di essere in crisi, mentre le spedizioni crescono sempre di più: oggi tutto viene spedito, anzi ci sono sempre più difficoltà nella gestione per gli enormi volumi. Dall'altra parte, si licenzia, semplicemente perché le persone, i lavoratori vogliono essere trattati con dignità. Ma la Temi dovrebbe saperlo fare, perché sempre loro scrivono: “Crediamo che far bene sia inestricabilmente legato al fare per gli altri”. Questo proviene dal loro bilancio sociale. Mi sembra tutto un'evidente contraddizione: licenzio anche se voglio fare il bene degli altri, licenzio anche se ho migliaia di clienti e il mio fatturato cresce. Ci domandiamo: perché licenzia? Questa è la giusta domanda che dovremmo porci. Ma andiamo ancora più a fondo. Temi-Tavassi fa grande pubblicità di sé, soprattutto perché gestisce nel napoletano le spedizioni di GLS, marchio internazionale di grandissima visibilità. A me, che sono abituato a leggere i numeri, piace leggere cosa dicono: 5,6 miliardi di euro di fatturato globale, oltre 900 milioni di spedizioni gestite e 250.000 clienti. Questo significa che la Temi-Tavassi gestisce ben il 2 per cento del globale solo nel napoletano, contando i suoi 5.000 clienti, anche se poi dicono di essere di più, ma a me piace ragionare per difetto. Lavorano in 40 Paesi, hanno 23.000 lavoratori, 6.500 mezzi pesanti e 36.600 leggeri per le spedizioni. Sono numeri importanti da colosso globale. Numeri importanti, però, sono anche i 58 lavoratori licenziati. Voglio aggiungere ancora un'altra riflessione: “Uno scambio intenso con tutti i collaboratori che si occupano del trasporto, dal ritiro alla consegna o che servono l'ultimo miglio per GLS, è parte integrante del modo in cui intendiamo il principio di cooperazione. Lo sviluppo delle risorse umane è la chiave fondamentale per garantire il successo a lungo termine per l'azienda e i suoi dipendenti”. Anche questo non è un mio pensiero, ma lo leggiamo dal bilancio sociale di GLS che, come Temi-Tavassi, hanno questa spiccata sensibilità sociale, ma poi licenziano 58 lavoratori. Andiamo al punto della questione. Avete mai visto un corriere quando consegna pacchi? Io credo di sì. La fatica, la corsa contro il tempo, cercano di fare del loro meglio ma non finiscono mai perché i pacchi ogni giorno sono un continuo. Eppure, quei pacchi sono movimentati da qualcuno, non solo sui furgoni, ma anche dentro i magazzini. Noi acquistiamo con un , che muove una macchina immensa di fatica e sudore. E questa andrebbe pagata decentemente, o no? Ma attenzione, GLS dice che loro non c'entrano nulla con questa storia dei licenziamenti. E giustamente, aggiungo io, perché loro concedono il marchio, anzi il . Tu consegni la mia roba, ma vedi tu come fare. È la questione storica dei padroncini. Se poi ti chiamano in causa, io non c'entro nulla. Allora, tecnicamente, forse, da un punto di vista legale non dovrebbe essere così. Non hanno contratti in essere, se non con Temi-Tavassi, per la zona del napoletano. E, quindi, parlare di “” forse non è opportuno. Ma poi c'è la responsabilità sociale - ne parlavo prima - a cui sono dedicate pagine e pagine su quei siti, in relazione a come si sostiene la diversità, sulle inclusioni, sulle fondazioni per le malattie, e via dicendo. Eppure, poi, quando si arriva a licenziare è finita la responsabilità sociale per un colosso come GLS che, invece di dire “scendo in campo, voglio trasformare il mondo della logistica con intelligenza e attenzione verso i lavoratori”, riesce a dire “non mi riguarda”. Questo non è proprio un gran bel bilancio sociale, bisogna ammettere. Torniamo però a Temi-Tavassi, che addirittura attraverso le loro rappresentanze di categoria invocano lo spettro di chissà quali sobillatori che remano contro le loro strutture. Semplicemente, questo sobillatore si chiama SI Cobas, sindacato dei lavoratori che cerca di far valere le ragioni di chi è licenziato.