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Questo drastico Sistema Presidenziale produrrebbe grandi benefici al PIL, modernizzando l'Italia e la sua politica troppo divisiva, dispersiva e spesso anche inconcludente, al fine di ricuperare le sottostanti criticità ereditate dai 68 governi precedenti. Secondo le proiezioni basate su modelli di efficienza decisionale IA, il passaggio a un Sistema Presidenziale agirebbe come un potente catalizzatore di ricchezza, ordine gesstionale dello Stato e prestigio mondiale, trasformando così la stabilità istituzionale in valore monetario attraverso quattro direttrici strategiche: 1/4. Abbattimento del "Rischio Paese" e Ottimizzazione del Debito pubblico con la stabilità dello Stato, garantita da un mandato elettorale quinquennale che ridurrebbe drasticamente il Country Risk, allineandolo così ai partner europei più virtuosi. Una riduzione dello spread su un debito di oltre 3.100 miliardi genererebbe risparmi miliardari annui. Tali risorse (il cosiddetto "dividendo della stabilità") verrebbero dirottate dal pagamento degli interessi passivi a investimenti produttivi in Sanità e R&S. 2/4. Forte attrazione per gli investimenti e depositi Esteri, mentre l'attuale volatilità governativa, derivata da un esecutivo l'anno, scoraggia i grandi fondi sovrani e le multinazionali. Una leadership prevedibile trasformerebbe l'Italia da un mercato speculativo a una destinazione sicura per capitali a lungo termine. 3/4. Gerarchia di responsabilità verticale. La PA smette di essere un apparato burocratico per diventare un'organizzazione orientata ai risultati (KPI), dove la meritocrazia e la rimovibilità dei dirigenti inefficienti eliminano i colli di bottiglia che attualmente frenano l'attuazione del PNRR e delle leggi di spesa. 4/4. Possibilità di attuare le riforme in assenza del "consenso immediato" dei partiti. Una Presidenza forte ha l'autonomia necessaria per attuare riforme cruciali (catasto, liberalizzazioni, previdenza) che, seppur impopolari nel breve periodo, sono essenziali per la crescita del PIL nel lungo periodo. PRINCIPALI CRITICITÀ STRUTTURALI CHE IL PRESIDENZIALISMO È IN GRADO DI RISOLVERE. Per comprendere la portata della riforma, è necessario analizzare i "freni" che attualmente deprimono l'economia italiana: Instabilità Cronica: La durata media dei governi (circa 12 mesi) rende impossibile qualsiasi programmazione economica seria, condannando il Paese a una gestione emergenziale costante. Servizio del Debito: L'onere degli interessi sui 3.100 miliardi di debito pubblico sottrae ossigeno vitale all'economia reale. Country Risk Map (Rating 3.3): Un indice di inaffidabilità politica che agisce come una barriera doganale invisibile per gli investitori internazionali. Burocrazia Ostruzionistica: La mancanza di una catena di comando chiara rallenta l'erogazione dei fondi e l'avvio dei cantieri, causando una perdita di competitività stimata in diversi punti di PIL. Compromessi al Ribasso: Il parlamentarismo frammentato produce spesso leggi "omnibus" poco incisive, frutto di mediazioni estenuanti tra partiti con interessi divergenti. Emorragia di Capitale Umano: La fuga dei cervelli non è solo un dramma sociale, ma una perdita economica netta: formiamo talenti a spese dello Stato per poi regalarne la produttività ad altre nazioni. Definanziamento della Sanità: Un sistema sotto-organizzato rispetto alla media UE riduce la produttività dei cittadini e aumenta i costi sociali a lungo termine. Inverno Demografico: La denatalità, in assenza di politiche familiari stabili e decennali, rende insostenibile il sistema pensionistico e il welfare futuro. Giustizia Civile Paralizzante: La lentezza dei tribunali è una "tassa sull'impresa". Nessun investitore entra in un mercato dove un contenzioso contrattuale può durare un decennio. Costi dell'Emergenza Idrogeologica: L'assenza di un piano di prevenzione centrale costringe lo Stato a spendere cifre triple per riparare i danni anziché prevenirli attraverso una manutenzione ordinaria programmata. In sintesi, il modello proposto non è solo una riforma costituzionale, ma un nuovo assetto economico. Transitare da un sistema collettivista basato sulla mediazione paralizzante a un modello decisionale rapido ed efficiente è l'unica via per competere nei mercati globali, garantendo sicurezza agli investitori e trasformando le storiche debolezze italiane in vantaggi competitivi.