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Riprese aeree con il drone del Campanile di San Martino di Paerno e del Castello di Montalto Dora. Dal Web: Il “Ciucarun” il Campanile di San Martino di Paerno Il suggestivo campanile s’innalza solitario in mezzo alla Serra d’Ivrea là dove sorgeva il villaggio di Paerno. Nel 1250 Ivrea fondò il borgo fortificato di Bollengo e ingiunse alle popolazioni di Pessano, Paerno e Bagnolo di andarvisi a stabilire. Il borgo di Paerno decadde rapidamente e rimasero solo la chiesa e il campanile: la prima fu demolita nel 1731, lasciando il secondo come unica testimonianza del passato. Il "Ciucarun", come lo chiamano i locali, si erge per un’altezza di sei piani evidenziati da cinque cornici di archetti pensili che collegano le lesene angolari; dal basso verso l’alto presenta la tipica successione di aperture: feritoie, monofore e bifore, tutte tamponate eccetto l’ultimo piano. Alla base, sul lato ovest, sono visibili un’apertura ad arco, ora murata, che era uno degli accessi al campanile, e tracce di muratura che confermano la presenza della chiesa annessa. Il castello di Montalto Dora risale alla prima metà del XII secolo (se ne fa cenno in un documento del 1140 circa che lo menziona come castrum monsalti) con una torre ed una cinta muraria che avevano funzione di rocca difensiva. La sua importanza militare derivava dalla possibilità di controllare la via d'accesso alla Valle d’Aosta nonché la sottostante Francigena. Nel corso del XIV e XV secolo il castello venne sottoposto ad ampliamenti e rimaneggiamenti volti a irrobustire le sue capacità di difesa che hanno condotto all'imponente struttura che ha poi mantenuto nel tempo. Molteplici furono le casate che tennero in possesso il maniero. Affidato in giurisdizione al vescovado di Ivrea che concesse in feudo l'intera valle di Montalto ai signori di Settimo Vittone nel XII secolo, di seguito il castello passò nel XIV a far parte dei possedimenti dei Savoia. Il castello subì nel corso della sua storia molteplici attacchi, a volte devastanti. Tra essi va ricordato quello avvenuto durante l'assedio di Ivrea del 1641 da parte delle truppe francesi del marchese d’Harcourt, in guerra contro il ducato di Savoia: in quella occasione infatti l'interno dell'edificio venne smantellato, mentre rimasero in larga parte intatte le strutture esterne. All'inizio del XVIII il castello passò in proprietà alla famiglia Vallesa che lo tenne sino al principio dell'Ottocento, quando la casata si estinse. Divenne poi patrimonio del conte Severino dei baroni di Casana che iniziarono a restaurarlo ed a valorizzarlo. Fu così che verso il 1890 il castello venne sottoposto a dei lavori di restauro e recupero guidati dagli architetti Carlo Nigra e Alfredo D’Andrade, ideatori del borgo medievale di Torino, assumendo il suo aspetto attuale. Appartiene alla famiglia Ramezzana dal 1956.