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Quasi 200mila metri quadrati di aree dismesse, oggi degradate e rifugio di sbandati, alle porte della città. È qui, negli spazi abbandonati dell’ex scalo ferroviario, che potrebbe nascere la Voghera del futuro secondo il protocollo d’intesa siglato lo scorso anno da Comune e Ferrovie dello Stato, i cui risultati, corredati da uno studio di Scenari immobiliari, sono stati presentati lunedì nella sala conferenze del castello di San Gaudenzio, a Cervesina. Le aree prese in considerazione sono in particolare quelle dell’ambito di rimessa delle locomotive (circa 60mila metri) e dell’ex “squadra rialzo”, entrambe ad est della stazione, con 67mila metri, oltre ai fabbricati e ai parcheggi più ridossò della stazione stessa. E poi, ancora, altri 45mila metri quadrati nell’ambito del Dopolavoro ferroviario, nei pressi di via Arcalini. Luoghi un tempo funzionali al ruolo di primo piano della città nel contesto dei trasporti di merci e persone, che non a caso ha fatto meritare a Voghera il nome di città dei ferrovieri, in virtù della sua posizione strategica di raccordo tra le grandi direttrici nord sud (Milano - Genova) ed est ovest (Piacenza - Torino) che oggi, secondo il rapporto di Scenari Immobiliari, potrebbero consentire nell’arco di un decennio di rigenerare completamente queste aree in chiave logistica ma anche commerciale e residenziale con ricadute positive sull’economia e sulla sicurezza della città, come già accaduto in molti casi per esempio a Milano ma anche in altre aree simili della Lombardia.