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Sandro Ivo Bartoli plays Domenico Scarlatti's Sonata in g minor K. 60. Sandro dice: Cari amici buongiorno, Negli ultimi cent'anni, più o meno, la pedagogia musicale ha compiuto passi da gigante. Oggi, ad esempio, imparare a suonare uno strumento è un affare pratico e dinamico. Ai tempi di Domenico Scarlatti, però, le cose erano differenti e un po' più complicate. Se aveste voluto essere dei compositori, inevitabilmente vi sareste trovati “a bottega” da un Maestro il quale vi avrebbe sottoposto ad una “dieta” di esercizi, ovviamente, ma anche di copiatura di lavori altrui e composizione nello stile di altri. Si chiamava il “farsi la mano”, dettato dalla logica ineludibile secondo la quale se si vuole scrivere un libro prima si devono imparare la grammatica e la sintassi. Vi racconto queste cose perché la Sonata in sol minore K. 60 di Domenico Scarlatti che presenteremo fra poco è un brano quantomeno atipico. Si tratta di una musica arcaica, la quale pare affondare le sue radici nella Canzona e nel Ricercare. Queste erano forme primitive di scrittura contrappuntistica molto popolari fra i primi compositori barocchi (possiamo agilmente considerarle antenate della “fuga”). Ora, potreste ben argomentare che quando un compositore scrive in uno stile appartenente a diverse generazioni precedenti la sua, tutto quel che può fare è la creazione di un falso, di un qualcosa anacronistico. Però, uno potrebbe anche vedere la faccenda sotto un'altro punto di vista: il compositore scrive una “parafrasi” su uno dato stile antecedente quello del suo tempo, e così facendo produce qualcosa che trascende il passare del tempo: crea una cosa imperitura, immortale. Ecco, credo che questo sia il caso, in questa occasione. Buon ascolto.