У нас вы можете посмотреть бесплатно Tang Su Do Hak Won - Memorial CNN Roberto Daniel Villalba - Pavyi Cho Il Bu или скачать в максимальном доступном качестве, видео которое было загружено на ютуб. Для загрузки выберите вариант из формы ниже:
Если кнопки скачивания не
загрузились
НАЖМИТЕ ЗДЕСЬ или обновите страницу
Если возникают проблемы со скачиванием видео, пожалуйста напишите в поддержку по адресу внизу
страницы.
Спасибо за использование сервиса ClipSaver.ru
千里の道も一歩から [Senri no michi mo ippo kara] Letteralmente: anche una strada di mille ri comincia da un passo. Anche un viaggio lungo mille miglia comincia con un passo*. Anche il più lungo cammino inizia con un piccolo passo, recita l’antico proverbio. Per chi, come noi, pratica le Arti Marziali Orientali il cammino è identificato con il “Do”, la via al perfezionamento interiore: nello specifico il Bu-Do (武道, Mu Do in coreano), la Via Marziale. Metaforicamente potremmo dire che il primo passo lungo il cammino del Tang Su Do consiste in un Hadan Maki (parata bassa). Per chi sa “sentire”, ogni ripetizione porta con sé il piacere di riattualizzare, di dare nuova vita e forma a un gesto antico, che travalica le generazioni così come le latitudini, che riscopriamo e salutiamo ogni volta come si farebbe con un vecchio amico. Nell’esecuzione corretta di un gesto così semplice (la prima “tecnica” che si insegna al principiante) si mette già in atto gran parte dell’insegnamento tecnico del KaraTe (Tang Su) e, contestualmente, del suo significato più profondo: avvicinarsi progressivamente all’ideale unione corpo/mente/spirito che sta alla base di tutte le forme di Bu-Do tradizionale; la ricerca di questa unione per il beneficio personale e collettivo è il fondamento filosofico del nostro Hak Won: ereditato dal Taoismo, che pur si avvale di altri mezzi per raggiungerlo, e filtrato attraverso il setaccio della pratica centenaria dell’Arte Marziale Orientale. L’energia profusa nella ricerca del perfezionamento esteriore è il primo carburante necessario per innescare il processo ricorsivo che, in un gioco dinamico e sinergico tra lavoro interiore ed esteriore, porta il praticante a raggiungere progressivamente superiori livelli di comprensione, tanto nel Bu-Do quanto nella vita. Una ricorsività che tuttavia non è mai ripetizione dell’identico, bensì continua evoluzione, ed è ben simboleggiata da una spirale tridimensionale, non a caso scelta come immagine rappresentativa del cammino del Bu-Do dal Chong Nye Nim nel suo “Bu-Do Esoterico”. I quattro Pavyi Cho (tradotto come “roccia fondamentale”) sono stati costruiti e sistematizzati dal Chong Nye Nim Villalba e sono impiegati nel nostro Hak Won in sostituzione dei precedenti tre “Ki Cho”; analoghi a questi ultimi nella funzione, i Pavyi Cho sono in realtà di sostanza diversa. Entrambi i gruppi di esercizi, che potremmo chiamare “proto-forme” in quanto non propriamente “forme tradizionali”, sono schemi mirati ad insegnare ai principianti le tecniche di base in spostamento dinamico lungo diverse direzioni. A differenza dei predecessori, però, i Pavyi Cho hanno una superiore efficacia didattica grazie alla loro organicità e completezza: nell’esecuzione della serie intera si praticano le 18 forme base di braccia sfruttando le tre posizioni fondamentali: Ciongul (postura della Tigre), Sakolip (postura del Bue) e Hugul (postura del Gatto). Questa non è una differenza da poco e ci fa capire l’amore del Maestro per le cose ben fatte: non in rottura con la tradizione, questo è certo, ma con misura e ponderazione: integrando, modificando, a volte sottraendo al fine tanto di perfezionare l’Arte quanto di rendere più efficiente il processo di trasmissione della preziosa conoscenza. Il Maestro ci ha lasciati lo scorso 4 febbraio, un anno fa: ma non ci ha lasciati soli! Sono vivissimi i ricordi di tante ore passate insieme a discutere di Arti Marziali: confrontandosi su come “risalire la corrente come i salmoni” per cercare nella tradizione le chiavi perdute per poi sottometterle alla prova della verità applicativa, in un continuo ricercare che risuona del classico adagio “la meta è il cammino”. Al di là di questo c’è il patrimonio di conoscenza che ci ha lasciato: nei suoi scritti, nei suoi insegnamenti, in ultima analisi con l’eredità tecnica e filosofica del Tang Su Do Hak Won, che oggi è la più pura espressione del lavoro di una vita di sincero ricercatore delle Arti Marziali. Sia chiaro: i Pavyi Cho non sono la manifestazione più avanzata e ardita della sua opera, ma sono appunto le solide fondamenta su cui tutta l’imponente architettura si appoggia senza timore. Oggi la sua eredità risiede nelle nostre mani e in quelle dei nostri allievi, a cui un giorno passeremo il testimone. L’aver in parte contributo a questa conoscenza, non ci fa dimenticare la delicatezza dei compiti che il Bu-Do ci ha assegnati: preservare l’insegnamento ricevuto e allo stesso tempo continuare lungo il percorso di ricerca con gli strumenti di cui il Chong Nye Nim ci ha per primo dotati. Se si dovesse scegliere il ponte ideale, metaforico, per rappresentare questo continuo scambio di conoscenze ed energie tra il vecchio e il nuovo, tra il Maestro e l’allievo, questo sarebbe proprio il Pavyi Cho Il Bu, il primo, che – guarda un po’! – ha inizio con una parata bassa. Tang Su! *la versione originale del proverbio si deve al filosofo cinese Laozi (o Lao Tzu) 老子, considerato il fondatore del Taoismo.