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Versi di Ermellino Mazzoleni, musica di Luciano Ravasio. La canzone è stata scritta alla fine degli anni ottanta. figura nella raccolta Com'è verde la mia valle del 2003. Qui in un recording domestico di questi giorni. LYRICS Il mio zio Gianni di Cepino, era un anticristo il mio zio Gianni; aveva lavorato per la Francia e Germania, un po' la Svizzera e parlava solo il suo bastardo bergamasco con felicità di voce. Mi batto sul dietro [me piche söl cül= disprezzo] Germania e la Svizzera, mi batto la Francia, diceva, che il suo cielo è eterno, però la neve di Cepino mi viene tenerezza a fantasticarla, e pensava la madre vecchia e la donna dai fianchi lardosi e suo figlio bello come l'alba. Quando morì il prevosto che ostiava bergamasco alla briscola, sette giorni non toccò donna il mio zio Gianni, non toccò vino sette giorni che tacque per un dolore che non capiva. Lui era uomo a Cepino ci mangiava nel barbaro dialetto e sognava, ci faceva l'amore. Venne il tempo che il sangue lo insultò [ebbe un ictus], lui tentava con rabbia la parola e la parola non si faceva. Una volta si eresse tremante dal letto, eppur fiero; c'era la sua donna e la guardava e disse neve, neve disse [nìf] nel bastardo bergamasco e aveva qualcosa come riso negli occhi, qualcosa come pianto.