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Video realizzato con foto del mio archivio personale a supporto di un brano tratto dal mio libro "107° - Storia di un corso A.U.C." edito nel 2007 e ristampato nel 2019. Ripropongo qui di seguito il brano di cui sopra. "...E adesso mi spetta parlare dell’ultima esercitazione del corso. Una bella e soleggiata mattina di settembre (era il 6), ci ritrovammo sulla radura in cui si era svolto il giuramento per effettuare qualcosa che ci metteva in corpo una sana eccitazione: l’elisbarco. Con questo termine si intendeva quella operazione militare in cui vengono utilizzati elicotteri come mezzi di trasporto truppe e come mezzi di sbarco sull’obiettivo prefissato. Ogni comandante di plotone divise i propri uomini in squadre e io mi ritrovai con Franco Poma, Alberto Scaglietta, Carlo Marieni, Giuseppe Damiani e l’immancabile Michele. Di nascosto avevo portato con me la mia fedele Kodak Instamatic, la tenevo in un tascone della mimetica, ed è grazie ad essa che ho potuto conservare meglio il ricordo di questa esperienza. In attesa dell’imbarco sull’elicottero la squadra doveva disporsi ventre a terra, in formazione a cuneo e doveva avvicinarsi a piccoli balzi al luogo di atterraggio. Sfidando l’ira di qualche Ufficiale, io riuscii a scattare qualche foto mentre eravamo sul prato e poi quando eravamo sull’elicottero, sia all’interno, inquadrando i componenti della squadra, sia verso l’esterno, con una visione dall’alto del centro sportivo e delle torri di ardimento. Ma ecco che arriva l’elicottero! Sbarcano i colleghi che, dopo essere saltati a terra, si dispongono a ventaglio, mentre noi ci alziamo e corriamo verso i portelloni laterali e ci buttiamo dentro, prendiamo posto nei sedili e allacciamo la cintura di sicurezza. Si chiudono i portelloni e...via! In pochi secondi siamo già a diverse decine di metri dal suolo! Dentro l’elicottero il rumore è assordante, ma non possiamo fare a meno di commentare, gridando, quel momento magico. “E’ bellissimo!” grida qualcuno, “Che sballo, ragazzi!”, commenta un altro. Nelle foto da me scattate si vedono i nostri visi raggianti, sembriamo dei bambini che hanno appena ricevuto un bel regalo. E, in effetti, quel volo di pochi minuti sul cielo di Cesano ci sembrò proprio un dono, quei minuti di ebbrezza ci ripagarono in un sol colpo di tutta la rabbia, di tutto il disagio e di tutta la stanchezza accumulata in quei cinque mesi. Siamo lì, sospesi in aria, sentiamo come una sensazione di leggerezza, come se in quell’istante guardassimo dall’alto, distaccati, tutto ciò che rimane a terra. Guardiamo la caserma Monti e ci meravigliamo di vederla così piccola, noi che credevamo fosse immensa, specialmente quando si trattava di doverla pulire da cima a fondo! Sì, durante quel breve volo, tutto ci sembrò più piccolo, più lontano e ci rendemmo conto che nella vita le cose ci appaiono diverse, a secondo da quale punto di vista si guardino, come giustamente dice Robin Williams nel film “L’attimo fuggente”. E noi, noi ragazzi del 107°, in quel preciso istante guardavamo tutti e tutto dall’alto, eravamo dei giganti!..." Toni "Freewind" Gagliano