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Al termine dello spettacolo Vasame – L’amore è rivoluzionario, il sipario del Teatro Pirandello non si è chiuso del tutto. La scena si è trasformata in un luogo di dialogo, riflessione e ironia, con un talk molto partecipato moderato dal giornalista Domenico Vecchio, che ha coinvolto Enzo Gragnaniello e Marisa Laurito davanti a un pubblico rimasto incollato alle poltrone. «Ci avete travolto con questa musica, con la canzone napoletana, con quest’amore per Napoli e per il nostro Paese», ha esordito Vecchio, sottolineando come lo spettacolo abbia saputo fondere canzone d’autore, parole e sentimento, conquistando la platea agrigentina. Dal palco è arrivato subito il ringraziamento degli artisti: «Abbiamo avuto un pubblico stupendo – ha detto Laurito – avete un teatro magnifico, con una grande storia. Va conservato e rispettato, facendo solo spettacoli belli». Un pensiero condiviso da Gragnaniello, che ha allargato lo sguardo al valore dei luoghi e delle comunità: «Dovremmo prendere esempio da chi ama e difende la propria città. L’Italia è tutta meravigliosa e va custodita». Tra sorrisi e battute – inevitabile il passaggio sul “tour gastronomico” siciliano, tra cannoli, cassate, parmigiana e granite – il talk ha assunto presto un tono più profondo. Alla domanda sul “teatro del cuore”, la risposta è stata netta: «Il teatro vero è interiore. Il corpo umano è un tempio, forse il teatro più bello dell’universo», ha spiegato Gragnaniello. Centrale anche il ruolo del pubblico: «Il teatro non lo facciamo solo noi sul palco. C’è un’energia che fluisce. Uno spettacolo cambia a seconda di chi ascolta». Un’affermazione accolta dagli applausi, segno di un coinvolgimento autentico. Stimolati da una domanda dal pubblico sul valore civile dell’arte, gli artisti hanno ribadito la funzione profonda del teatro: «Non deve parlare all’inganno, ma arrivare all’anima. Tutto ciò che si fa in teatro deve essere sacro», ha detto Gragnaniello. «La vera rivoluzione non è quella delle armi, ma della passione e del sentimento. È per questo che si chiama amore rivoluzionario». La chiusura è affidata a un gesto semplice, quasi disarmante. «Tornando a casa, abbracciate e baciate chi amate», ha ricordato Laurito, citando un consiglio ricevuto anni fa. Un messaggio che ha sintetizzato lo spirito della serata: arte come relazione, parola come cura, teatro come spazio vivo. Un talk, ideato e voluto dal direttore artistico Roberta Torre che ha funzionato, come ha osservato lo stesso Vecchio in chiusura, perché «è bello fermarsi, parlare, scambiarsi idee». E il Teatro Pirandello, ancora una volta, si è confermato luogo di spettacolo ma anche di pensiero.