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Sull’azzurro del Mar Nero la soglia di attenzione si innalza all’improvviso. Il radar-padellone che questo aereo si porta sul dorso gira molto più veloce, raccoglie più informazioni, potenzia l’osservazione e si orienta sempre più a est. L’Ucraina è laggiù, si direbbe dietro l’angolo, ma qui tra le nuvole usare gli angoli come riferimento non aiuta certo ad orientarsi. Oltre, ci sono e si spingono sempre più in avanti, quei nemici che nessuno a bordo chiama così e che in volo neppure si possono nominare. Sì, i russi, ma il comandante tattico della missione, il rigidissimo colonnello tedesco che tiene una tigre di peluche aggrappata al monitor del suo segretissimo computer, non si sofferma mai sulle etichette. L’ordine è chiaro: non può sfuggire nulla, neppure il più tenue segnale elettromagnetico, mentre il grande radar viaggiante della Nato passa al setaccio questa fetta di cielo europeo. E il segreto quasi sempre è la tempestività: notare subito, prima degli altri. «Il nostro sguardo arriva lontano - spiega il pilota italiano che oggi divide i comandi dell’aereo con un collega americano - La potenza del nostro radar supera i 400 chilometri di portata su ogni versante. Se due di questi Awacs sono in volo contemporaneamente si può dire che il cielo dell’Europa è totalmente sorvegliato: da nord a sud, da est a ovest».