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A distanza di 19 anni dalla faida di Scampia, una svolta nelle indagini per l’omicidio di Gelsomina Verde. La Squadra Mobile di Napoli ha arrestato due pregiudicati che potrebbero aver fatto parte del gruppo di fuoco che torturò e uccise la giovane donna di 22 anni, la cui unica colpa era essere stata fidanzata con uno scissionista, ex affiliato al clan di Lauro. I due pregiudicati sono Luigi De Lucia e Pasquale Rinaldi, alias “o Vichingo” al termine di indagini coordinate dalla DDA e scaturite dalle dichiarazioni di alcuni pentiti. Un ruolo fondamentale nell'indagine quello dei collaboratori di giustizia, ha evidenziato il capo della squadra Mobile della Questura di Napoli, Alfredo Fabbrocini durante un incontro con la stampa DE LUCIA ERA GIA’ IN CARCERE, ESPOSITO A CASA SUA Le accuse sono state notificate nel carcere di Massa Carrara dov’è detenuto De Lucia, mentre Esposito è stato rintracciato dagli agenti della Mobile nella sua abitazione di Castelvolturno (Caserta). Per gli inquirenti avrebbero sequestrato e assassinato la vittima insieme con Ugo De Lucia e Pietro Esposito, entrambi già condannati per l’omicidio di Gelsomina, estranea agli ambienti criminali, trucidata a colpi d’arma da fuoco alla testa e poi bruciata in un’auto, perché sentimentalmente legata a Gennaro Notturno, alias “o Saracino”, esponente di spicco dei rivali degli Amato-Pagano. GELSOMINA E LE ALTRE VITTIME INNOCENTI DELLA FAIDA Quattro, compreso Gelsomina, le vittime innocenti di quella sanguinaria guerra scatenata per il controllo sulle piazze di spaccio e le altre attività illegali per anni in mano ai Di lauro: Dario Scherillo e Attiliò Romanò, scambiati per due affiliati e Antonio Landieri che si trovò sulla linea di fuoco di un commando che fece un agguato in un circoletto nei pressi della zona cosiddetta dei “sette palazzi”. Con i due arresti notificati oggi dalla Polizia di Stato si chiude probabilmente il cerchio su uno degli omicidi che più è rimasto impresso nella memoria dei napoletani