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La grotta di Bossea, situata nell'alta Val Corsaglia, rappresenta un vero e proprio mondo sotterraneo: una grotta 'viva', in piena evoluzione, scoperta due secoli or sono. “Mateo 27 LUGLIO 1816” Questa scritta, rinvenuta nell’estate 2015 entro l’areale della sala del Tempio, è la più lontana testimonianza che ci confermi l’avvenuta scoperta di Bossea. Nel 1865, grazie al rinvenimento dei resti Ursus Spelaeus, primi di questo genere nel nostro Paese, la fama di Bossea comincia rapidamente a diffondersi, anche se soltanto come della Caverna Ossifera d’Italia. Il fiume interno, intitolato a Domenico Mora, valligiano che più di ogni altra persona si è prodigato per la turisticizzazione della grotta, ha un volume medio annuo di acque che supera i 5 milioni di metri cubi, con portate oscillanti tra i 50 ed i 2500 litri al secondo. Una continua manovra di erosione che ogni anno asporta 750/800 tonnellate di roccia dall'interno del sistema carsico. Oltre 2500 i metri di sviluppo del sentiero turistico per un dislivello ascendente di 116 metri, l'equivalente di un palazzo di una quarantina di piani. Si stima che il volume complessivo del sentiero turistico, approssimato per difetto, si attesti oltre i 900.000 metri cubi, con ambiti spaziali tali da contenere sino a tre volte basiliche come quella di Vicoforte (la più grande cupola a sezione ellittica al Mondo). Una particolarità che colloca Bossea tra le più grandi grotte d'Italia per respiro volumetrico, seconda solo alla grotta di Frasassi (AN). Altra importante peculiarità, riscontrabile ed osservabile anche da parte dei turisti, il fatto che almeno il 50% del ramo visitabile sia scavato in roccia vulcanica impermeabile all’acqua: un apparente controsenso che definisce ancor più l’interesse geologico, informativo e didattico, del sistema sotterraneo di Bossea.