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Miranda Martino: Lo zio, dal poema di Antonio Bruni Mi svelo ma in animo nuda- Teatro Belli Roma- 23/04/2017 Una donna matura, già nonna, racconta una sua fantasia che può apparire morbosa: essere una bambina che provoca lo zio. La signora si proietta in entrambi i ruoli. La fantasia è di per sé un fatto inesistente, quindi non può essere giudicata. È un momento di liberazione interiore di una persona tranquilla e normale. Lo zio Avevo dieci anni e cercavo al buio nascosta compagna mi prende la mano e la porta al pube suo appena fiorito stentavo a capire e sentire da allora è rimasto nel fondo giocare esser zio o bambina nei ruoli scabrosi invertire quel prudere ingenuo dei sensi da uomo che vuol stuzzicare la piccola a rendersi attrice mirandone esordio su scena da bimba innocente malizia che accumula il gusto curioso civetta invidiando gli adulti ricorrono i gesti nel sogno ripetersi scherzi più intensi a caso alla cieca sfregarsi la bimba si perde incosciente in corse e rincorse non pensa a fini segreti ulteriori nell' uomo cosciente il disegno procede sul cucciolo in gabbia di renderlo in crescita schiavo la bimba poi cerca lo zio di spalle gli prende le dita le tira al suo ventre nel gioco la mano che è grande ricopre quell'esile spazio fessura si muove accarezza curiosa già sente qualcosa che vibra da pelle che informe trasmette un'onda che infuoca l'adulto potere di accendere un maschio? potere di dare emozione? si scalda superba la bimba pretende intuire i messaggi di vita che è oscura esperienza e come istintivo quel gesto procede galoppa nei segni non getta disturbo ma attrae solletica il lato curioso l'adulto assapora di bimba quel fare padrona che apprende a petali sfoglia quel corpo strofina se stesso lo zio mantiene mistero in calore trattiene lussuria vestito la bimba dispone del turno comincia a girarsi e lo affronta lo guarda si accosta alla bocca le labbra vuol umide e preme non sa ancora aprirle in contatto ma è lui che le schiude la lingua la bimba trascina il rapporto da sola intuisce le mosse acerba si impasta di donna il luogo si sposta da stanza con mobili austeri arredata da quei sotterfugi in silenzio al giorno in cui restano insieme da soli ma senza timore venire sorpresi interrotti si smette di fingere in due sovrani su d’un grande letto il ruolo mi torna di entrambi però preferisco esser zio che insegna maestro che guida è lui che conosce la strada la bimba che è ignara ed è bianca lo accetta confusa ma grata sensibile e ampliata lo assorbe in luce si guardano piena svelando l'un l'altro emozione stupore trovarsi spogliati la bimba si mostra in avorio nel ruolo di bambola amata sicura che l'uomo l’ambisca ignudo le appare quel maschio la bimba lo accetta vorace di averlo non sa bene come scoprire il piacere ed aprirsi disciolti da ambasce in ragione la meta è raggiunta da entrambi da lei che precoce già gode schiudendosi strada di donna da lui che ha fruito per primo dolcezza bocciolo all'aprirsi in me lo scabroso connubio si sposa di entrambi i piaceri.