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Uno degli ingressi al Parco Regionale Naturale di Veio sul territorio di Castelnuovo di Porto, si trova all’Aqua Magnesata ed è il punto di partenza per raggiungere l’eremo di Sant’Antonino e fa parte dei 14.000 ettari di cui è composto il Parco. Istituito alla fine degli anni 90,il Parco di Veio si estenda dalla Flaminia alla Cassia e comprende nove Comuni. Abitato fin dalla preistoria, conserva la presenza di villaggi, di cui abbiamo segni della presenza di piccoli villaggi arcaici, resti di ville romane, impianti industriali, piccoli centri fortificati e torri. I suoi corsi d’acqua alimentano il Tevere e le sue numerossissime sorgenti provenienti dalle falde che si aprono dalle rocce vulcaniche sono caratterizzata da elementi minerali dalle proprietà uniche. Ricchissima è la fauna e la flora che conta ben 730 specie di piante. Il territorio odierno di Castelnuovo di porto in epoca antica era suddiviso tra dell’Etruria Meridionale, l’ager veiente, l’ Ager Capenaste, confinate a Nord con il Soratte e L’ager Faliscus, ad est con i Sabini e il Tevere, e a sud con Roma. La zona in cui ci troviamo ora, si sviluppa nella parte collinare del territorio, in cui in periodo arcaico erano presenti piccoli insediamenti talvolta fortificati, che vivevano sfruttando il territorio per il pascolo e l’agricoltura, sostituite poi in epoca romana dal sistema di ville rustiche , fattorie e aziende agricole. Nel periodo medievale, in seguito alle insicurezze politiche e le incursioni si tornò a un sistema abitativo più sicuro costituito da insediamenti fortificati e rupestri come testimonia l’insediamento di Belmonte che era dotato di opere di fortificazione e di torre. Compreso tra due importante vie di comunicazione, la Flaminia e la Tiberina nonché il Tevere, era attraversato da numerose strade secondarie in direzione est ovest che mettevano in collegamento tra loro i villaggi sparsi nel territorio. Differente quindi dallo stato attuale, la presenza di eremi, piccoli villaggi e chiese rupestri , oltre a canali idraulici e piccoli impianti industriali testimoniano una vita lunga e articolata di questo territorio Il piccolo eremo è una chiesa rurale, situata nel territorio collinare di Castelnuovo di Porto, dedicata a S. Antonino di Apamea, il cui sacro braccio viene venerato e conservato presso la Collegiata di Castelnuovo. Secondo la tradizione Sant’Antonino soggiornò in questa Chiesa, che al tempo era denominata Santa Maria Inter Tre Rives per le tre fonti sorgive che sgorgano ai piedi del Monte: Acqua Magnesiaca, Acqua Ferrata e acqua Acetosa. Della piccola chiesa di cui oggi si conservano pochi resti dell’impianto perimetrale e il piano pavimentale a spina di pesce. Si hanno notizie soprattutto attraverso le fonti di archivio che nel 1636, in una visita dell’abate Altieri, viene descritta di piccole dimensioni, con un unico altare e spoglia in quanto i paramenti sacri venivano portati solo in occasione delle celebrazioni religiose. Annesso alla chiesa era un romitorio, piccolo rifugio in cui dimoravano gli eremiti, di due piani in cui al piano superiore vi erano tre celle e a quello inferiore due. Il romitorio, di cui si conservano oggi solo le mura perimetrali, era in quel tempo abitato da un solo eremita di nome Illuminato. Accanto alla chiesa era presente un orto, una vigna per il fabbisogno del monaco. Altra preziosa testimonianza ci proviene dal vescovo Giovanni Degli Effetti,che nel 1702 descrive la chiesa coperta con un tetto a capriata, un piccolo campanile in asse con la porta di accesso. All’interno un unico altare posto sotto l’arco della piccola abside e pitture alle pareti che raffiguravano Sant’Antionino Patrono ed altri santi, mentre ai lati erano ben disposti due sepolcri. Abitato sempre da un unico eremita, Salvatore Renzopaoli, oltre alle celle già descritte l’ eremo era dotato anche di una stalla e di un forno La chiesa andò in abbandono alla fine dell’800 ed era ancora visibile fino agli anni 30 del secolo scorso. In occasione dei festeggiamenti patronali vi si recava una solenne processione che dal borgo di Castelnuovo arrivava fino a questo eremo. Dall’esame dei resti delle mura della chiesa si desume che l’impianto originario è riferibile alla fase altomedioevale, probabilmente al VII sec.d.c, mentre la muratura del romitorio in tufi irregolari e filari di mattoni appartiene ad un’epoca posteriore databile intorno al XV sec. La presenza inoltre di numerosi frammenti di epoca romana, nonché la presenza di cunicoli idraulici posti nelle vicinanze, suggerisce l’ipotesi di una frequentazione più antica. A cura di Ager Vetus e Castelnuovo friends Testo di Pamela Bartolomei